PRAGA IN PIAZZA CONTRO BABIŠ, 30 ANNI DOPO LA RIVOLUZIONE DI VELLUTO

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Annunci senza conferme, poi la notizia ha superato le barriere imposte probabilmente dal governo ceco. Il 21 maggio scorso è avvenuta una grande dimostrazione. Una delle più grandi dopo quelle che preannunciarono la svolta del 1989. Quella rivoluzione di velluto di cui quest’anno si celebrano i trent’anni. Una folla immensa, si parla dai 120.000 a 150.000 persone, ha invaso le strade di Praga e la Piazza Venceslao, teatro indiscusso della grande storia ceca. Solo da pochi giorni i giornali occidentali ne danno notizia, mentre la evitano Mladá Fronta Dnes e Lidové Noviny, di proprietà del premier.

La folla richiede le dimissioni di Andrej Babiš, il primo ministro in carica dal 2017, a capo del partito populista ANO 2011 con una campagna elettorale basata su anticorruzione ed euroscettica, ora accusato di uso fraudolento di fondi della Comunità Europea.

Ogni settimana dalla fine di aprile, quando Babiš è stato accusato di frode, gruppi di persone si sono radunate per chiedere le sue dimissioni, fino a dar vita a una immensa manifestazione, uno spettacolo impressionante di forza dell’opposizione per esprimere la propria rabbia per Babiš e i suoi scandali.

Nonostante Babiš, proprietario tra l’altro di una grande parte di organi di informazione, abbia respinto tutte le accuse e cercato di affossarle, fino a quando non è trapelata una richiesta della Commissione Europea di restituzione di denaro diretta personalmente al premier. Babiš, il secondo uomo più ricco della Repubblica Ceca, è passato al contrattacco, descrivendo il rapporto della UE di richiesta del denaro a lui personalmente, come un “attacco alla Repubblica Ceca” mirato a destabilizzare il paese.

Al giornalista di The Guardian, Dagmar Kmochová, proprietaria di un negozio di Kutná Hora, una città a circa 80 km a est di Praga, ha detto: “È come un boss della mafia, è il peggior politico della Repubblica Ceca, ci ricorda il comunismo”.

“Babiš è un oligarca. – Ha detto un impiegato in pensione a Robert Tait di The Guardian – Pensa di essere il proprietario della Repubblica Ceca e non è nemmeno ceco. È un gangster slovacco e sono stati felici di sbarazzarsi di lui. È come il dirottatore di un aereo e noi siamo i suoi ostaggi”.

Secondo la BBC, il sessantaquattrenne Babiš ha trasferito fondi al suo gruppo Agrofert, con interessi nel settore alimentare, chimico e dei media ricavando profitti essendo l’unico beneficiario dei fondi. Ora la UE chiede il rimborso stimato a 451 milioni di corone ceche, circa 17,5 milioni di euro.

I leader sindacali e gli attivisti del gruppo che organizza le proteste “Milioni di momenti per il gruppo democratico” hanno criticato il governo, le riforme, inadeguate, contro la corruzione e hanno chiesto le dimissioni del premier minacciando lo sciopero generale e annunciando una manifestazione ancora più grande per il 23 giugno nel Parco Letná di Praga dove, nel 1989 fu definitivamente sconfitto il regime comunista.

Nonostante il primo ministro abbia deciso che non si dimetterà mai, tutto dipenderà dalla forza delle proteste.

Proteste che stanno contagiando altre nazioni a est. Si parla già della Primavera dei Balcani.