PROSTITUZIONE. L’INFERNO NELLE CAMPAGNE DOVE UNA BAMBINA VALE UN PEZZO DI PANE

DI CLAUDIA SABA

13 anni.
Solo una bambina.
Abusata da tanti uomini.
Per un pezzo di pane, una doccia, una sigaretta.
Uomini di tutte le età dai 30 ai 90 anni, in fila per lei in un luogo sudicio, sopra uno squallido letto o dietro una tenda tra le piantagioni di pomodori.
È accaduto a pochi chilometri da Comiso.
Braccianti stranieri e italiani potevano averla con pochi spiccioli. È questo l’incubo che si è trovata a vivere la bambina.
Una bambina già donna suo malgrado.
Ma la Squadra Mobile di Ragusa, intervenuta con intercettazioni e appostamenti, è riuscita a fermare l’inferno.
Alcuni poliziotti hanno finto di cercare lavoro, riuscendo così ad infiltrarsi tra i braccianti.
Hanno osservato per giorni ciò che accadeva tra le serre fino all’arresto della madre, una donna rumena, e di quattro uomini, due dei quali di nazionalità marocchina.
L’inchiesta era partita nel mese di marzo, quando la squadra del vicequestore Ciavola
era impegnata nella lotta al lavoro nero fra i campi delle campagne intorno a Ragusa, per
contrastare il fenomeno del caporalato.
E proprio duranti i controlli aveva notato la bambina in atteggiamenti diversi da quelli di una ragazzina della sua età .
Da qui, una serie di intercettazioni ha permesso di raccogliere prove contro il titolare della serra, un uomo di 61 anni.
Sin dalle prime indiscrezioni, gli investigatori avevano intuito l’inferno a cui era costretta che la piccola.
Rapporti con uomini più grandi di lei anche tra le serre dove la bambina veniva mandata a lavorare.
Rapporti a cui la madre la concedeva in cambio di un pacchetto di sigarette.
Tra questi anche un anziano di 90 anni da cui la donna si recava inizialmente per le pulizie in casa.
Le prestazioni sessuali avvenivano in cambio dell’uso della doccia e della cucina per mangiare.
L’indagine si è poi allargata.
E si è scoperto che in inverno, alcuni proprietari di seconde case sul lungomare di Marina di Acate, erano pronti a offrire alloggio in cambio di un rapporto sessuale.
Diverse denunce sono partite così anche da parte di altre donne lavoratrici, sfruttate dai titolari di aziende.
Per la squadra Mobile di Ragusa sono stati dunque confermati i sospetti di sfruttamento della manodopera femminile nelle serre vicine ad Acate, Comiso e Vittoria, da parte dei titolari di aziende agricole.
Sono tutti accusati di sfruttamento della prostituzione.
La mamma della bambina, i due marocchini e un altro uomo italiano dove la mamma della piccola si rifugiava spesso all’occorrenza, sono
accusati di atti sessuali con minore.
La bimba, la cui entrata in scena non era prevista dagli investigatori, è stata affidata a una comunità.