SBLOCCA CANTIERI E CORRUZIONE: LA TOPPA PEGGIORE DEL BUCO

DI GIOVANNI FALCONE
 
Al netto dell’iter parlamentare appena iniziato, è partito il fuoco di fila contro lo “sblocca cantieri” presentato dal Governo nelle aule parlamentari.
L’obiettivo sembra essere il superamento del vigente Codice degli appalti di cui al Decreto legislativo n.50/2016, a suo tempo approvato sotto i migliori auspici.
All’epoca si diceva che si trattava di una riforma particolarmente attesa e nata dall’esigenza di recepire le nuove direttive europee 23, 24 e 25 del 2014 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori speciali dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché sul riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.
Un’operazione si disse, di semplificazione e snellimento del quadro normativo, sia per quanto riguarda il numero di articoli, poco più di 200 contro gli oltre 600 del precedente regolamento, sia dal punto di vista dell’attuazione delle norme, affidata a linee guida più agili e snelle varate dall’Autorità nazionale anticorruzione e adottate con un decreto dal Ministero delle infrastrutture.
In pratica, per dirla in breve alla Cantone maniera – responsabile dell’Autorità nazionale anticorruzione – senza lasciare da parte gli aspetti più qualificanti della stessa riforma come, la riduzione delle stazioni appaltanti, l’introduzione del criterio di nomina dei commissari di gara estratti a sorte e il rating d’impresa.
In questi pochi anni di applicazione del nuovo Codice degli appalti intanto – 2016/2018 – le interdittive antimafia verso le imprese operanti con la Pubblica amministrazione sono aumentate del 56% e questo, evidentemente, la dice lunga sul livello di infiltrazione del malaffare nella economia sana.
Niente, per i nostri soloni di Governo aver tagliato 2/3 del vecchio articolato normativo, aver ridotto significativamente il numero delle stazioni appaltanti, la nomina dei commissari con estrazioni a sorte o addirittura la qualità, l’onorabilità e il rating dell’impresa: quisquiglie, meglio abolire tutto e sospenderne l’attuazione per un paio di annetti.
Novità della sospensione
Alla sospensione del Codice di cui abbiamo accennato, si accompagnano ulteriori provvedimenti che si ritengono utili per sbloccare i cantieri oggi sostanzialmente fermi, con imprese che falliscono a raffica e operai a spasso, pur in presenza della disponibilità di svariati miliardi di euro già impegnati dalla pubblica amministrazione per la realizzazione di opere.
Una prima novità sta nel fatto di aver quadruplicato la soglia per il ricorso alla “trattativa privata”, passando dai vecchi 40 a 150 mila euro. Voglio solo ricordare che l’80% del lavori necessari agli enti locali sul territorio rientrano in questa fascia.
Questo darà la possibilità all’assessore o sindaco sul territorio chiamare l’impresa per telefono e assegnargli la esecuzione di talune opere o forniture di beni e servizi.
Nel contempo, è stata ampliata la possibilità del sub-appalto con le annesse deroghe dei commissari straordinari.
Staremo a vedere ma in apparenza si ha l’impressione che la toppa sia peggiore del buco!