PRIDE DI ROMA, 700 MILA TRA BELLA CIAO E BACI SAFFICI

DI MARINA POMANTE

Alla 25esima edizione del Pride, il corteo per i diritti Lgbt di Roma, erano in 700 mila (secondo gli organizzatori). Clima festoso, musica, carri colorati e drag queen hanno animato la capitale per un folle e divertente sabato 8 giugno.
Una platea trasversale che ha visto la presenza anche di molti genitori con figli al seguito, tutti convenuti ad una manifestazione travestita da grande festa di piazza, una sorta di carnevale con costumi e icone pop e rock ispirate a Freddie Mercury, Elton John, Amy Winehouse e David Bowie.

La manifestazione che si tiene ogni anno in diverse città è originata dai moti di Stonewall di 50 anni fa.
Non mancano nemmeno quest’anno le proteste nei confronti del Governo. Il clima è caldo è aggiungono calore i manifesti e gli slogan contro Salvini, bersaglio preferito del Pride di quest’anno. Lo slogan sul carro della Cgil recita: “Lega Pop-prima le italiane”. Su un altro cartello con l’immagine del ministro c’è la scritta: “Thank u, next” (Il prossimo, grazie), e ancora un’immagine della Madonna che reca l’invocazione “Salvini(c)i tu”. Non sono mancati nemmeno i cartelli e gli slogan di polemica contro la Chiesa, come ad esempio: “Vaticano come Guantanamo” e “un Papa gesuita ci condanna con più astuzia”.

Intanto sul palco, Vladimir Luxuria e Asia Argento si scambiano abbracci e baci tra il provocatorio e un’affettuosa quanto sensuale manifestazione nella manifestazione.

Il portavoce del Roma Pride e presidente del Circolo Mario Mieli, Sebastiano Secci ha parlato dell’importanza di proseguire a lottare perchè “i tempi che abbiamo davanti sono sempre più scuri, con il movimento Lgbt sempre più bersaglio di odio e violenza”. Poi ha aggiunto critiche al Governo, colpevole secondo lui, di negare la loro esistenza e quella dei loro figli. Conclude Secci, inneggiando al contrasto a quelle che definisce istanze oscurantiste.

A Roma non c’erano solo romani ma cittadini provenienti da tutt’Italia e molte anche le presenze dall’Inghilterra, l’America, l’Olanda e la Germania. Organizzazioni e “realtà” impegnate sul fronte Lgbt, non sono mancate, come ad esempio le famiglie arcobaleno, il collettivo techno-queer, la Roboterie a Muccassassina e Agedo (l’associazione dei genitori degli omosessuali).
Interessante specchio dei tempi che cambiano è la delegazione degli appartenenti alle Forze dell’Ordine e alle Forze armate che hanno sfilato con una polo con la scritta “diversamente uniformi”.

Una manifestazione controversa, da alcuni giudicata di cattivo gusto, da altri addirittura pensata come indispensabile per la tutela dei diritti. Un’occasione di festa dalle tinte comunque critiche che tuttavia si concentra nel motto: Love is love (l’amore è amore!). Un messaggio in ogni caso non violento, anche se in taluni casi, sfocia in eccessi di indicutible cattivo gusto, ma che rappresenta il mutamento del pensiero di una civiltà emencipata. Uno dei pochi che sopravvivono ad un sentimento crescente di repressione, ad un concetto di politica (nel senso nobile del termine) di rigore e disciplina, di intransigenza verso il “diverso”, di intolleranza e purtroppo anche di razzismo.