TUTTO QUELLO CHE SO DI GRAZIANO MESINA

DI PINO SCACCIA

Tutto quello che so di Graziano Mesina  Non l’ho deciso io, ma la cronologia inaspettata degli eventi. Sono emozioni molto forti per me, ma so anche che Mesina è un personaggio che divide: odiato o amato, ma in maniera viscerale così com’è stata tutta la sua vita. So anche che non sempre mi ha detto la verità per alimentare il mito del balente, ma so anche che era sincero quando mi raccontava dei bambini, perchè ha sempre sofferto di non essere mai stato padre. E ‘ esagerata la fama che si è voluto dare di Robin Hood, ma la solitudine in cui è lasciato un territorio difficile come la Barbagia non è certamente un alibi. Sono cosciente di non sapere tutto su un sequestro complicatissimo pur diventandone parte fino a sfiorare il reato di favoreggiamento. Ma so per certo alcune cosucce: 1. che è stato pagato un riscatto di cinque miliardi e mezzo di vecchie lire, in parte dallo Stato intenzionato 2. a simulare un conflitto a fuoco, 3. che c’è di mezzo un traffico d’armi con 4. la posizione di Kassam tutt’altro che limpida, 5. che è stata trucidata in gran….segreto un’intera famiglia che sapeva troppo, 6. che c’è stata una trattativa con Matteo Boe, 7. che il guardasigilli Martelli ha liberato Mesina per favorire la mediazione, 8. che saltato il ministro, Mesina si è ritrovato scoperto e che 8. ha approfittato della grancassa del Tg1 per non vedere negata la sua partecipazione. E successivamente la grazia. Ho ricostruito con la memoria e qualche pezzo di allora la vicenda e il personaggio, ma non posso che gioire per il rilascio di Grazianeddu con cui ho avuto un rapporto stretto e di confidenza dopo esserci annusati a lungo. Ho avuto una moltitudine di problemi ma alcune soddisfazioni irripetibili: tutti dalla mia parte i giornalisti leggendari, come Montanelli, Biagi, Nonno che mi ha paragonato a Besozzi, l’unico cronista che ha detto la verità su Portella della Ginestra. La stretta di mano di Parisi, il grandissimo capo della polizia, la conferma nella sentenza del processo che il bambino è stato liberato all’imbrunire e che dunque non ho messo in pericolo la sua vita, e poi….il premio cronista dell’anno che non è cosa di poco conto, consegnato dal presidente della Repubblica. Ho avuto paura di sbagliare, ma è prevalso il coraggio e il fiuto. L’immagine rappresenta l’esaltazione del lavoro da cronista. Quando Mesina, accompagnandomi per il corso di Orgosolo, ha pubblicamente dato un segnale ai compaesani. C’è Claudio Speranza, il mio grandissimo compagno di lavoro, c’è anche Mario Zappadu, l’insuperabile inviato della Rai che ora non c’è più e che mi ha affidato al figlio Antonello, ottimo fotoreporter e….interprete capace di tradurre gli innumerevoli silenzi sardi. Quando mi sono reso conto che Mediaset aveva pagato la famiglia e che il pm era amico di tutti i colleghi sardi, mi rimaneva solo una via d’uscita: i banditi. Non me ne vergogno, anzi ne sono fiero perché sono sempre stato dalla parte delle vittime ma ho avuto anche la forza di ascoltare i carnefici, per capire. Ho solo svolto il mio lavoro e mai avrei pensato di fare uno “scoop”. Merito mio, dei miei compagni, ma anche di Vespa che mi ha dato fiducia la linea. Ho rivisto Grazianeddu altre volte, ma soprattutto sei anni fa a Gorizia per “Estoria”. L’ho intervistato, quasi confessato, in pubblico in un tendone stracolmo (hanno parlato di tremila spettatori) e gonfio di applausi. Il giorno dopo è stato arrestato. E nessuno mi toglie dalla testa che ha pagato quello che di troppo sapeva del caso Farouk. Così va un certo mondo. E forse la mancata deposizione della motivazione rappresenta un inconfessabile atto di giustizia. Chissà. L’ex re del Supramonte ha 77 anni, 44 li ha passati in carcere (di cui 20 in isolamento). Sicuramente i suoi peccati li ha pagati. Non c’è dibattito su questo.

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