100 MIGRANTI FERMI A SUD EST DI LAMPEDUSA. IN STALLO NELLA TEMPESTA

DI MARINA POMANTE

 

Situazione in stallo per un gommone con 100 migranti a bordo che è fermo da due giorni in balia del mare a 44 miglia a sud-est di Lampedusa. L’imbarcazione si trova in zona Sar maltese. Ma Malta ha deciso di non intervenire. Il Viminale in queste ore sta monitorando la situazione con degli aerei, ma per ora la vicenda non si sbocca.

Alarm Phone ha postato su Twitter di aver informato Malta e che le persone a bordo sono senza mangiare e bere. Alcuni di loro sono nel panico, altri stanno male e hanno bisogno di cure. Sul gommone “Ci sono bambini e donne, alcune incinte. Urge soccorso immediato. Sappiamo che vari velivoli di EUNAVFOR Med stanno sorvolando l’area da ieri ma non sono ancora intervenuti! Anche un’imbarcazione delle forze armate di Malta è nelle vicinanze”.

Il clima che rende queste acque meno ostili alimenta la navigazione di questi disperati che trovano nelle acque del Mediterraneo l’unico spiraglio di salvezza. Sono diventati una quotidianità, tanto che nelle ultime 24 ore in Italia sono arrivati centinaia di migranti. Dopo i due sbarchi del weekend, stanotte un altro sbarco fantasma a Lampedusa. 15 persone, di nazionalità eritrea, sono arrivate all’1.45 del mattino a ridosso delle coste dell’isola. Intercettate da una motovedetta sono state trainate fino in porto e poche ore prima altri 38 erano giunti direttamente dalla Libia a bordo di una barchetta in legno e la Guardia costiera aveva eseguito la stessa procedura d’approdo.

C’è sicuramente una situazione che sta per esplodere in maniera inequivocabile. La Sicilia, la Calabria e la Puglia, sono diventate l’approdo di piccole imbarcazioni o velieri. E arrivano da più parti, oltre quelle rive, da quel posto lontano, dove ogni mattino l’anima ha la validità di un cerino. Scappamo da paesi da sempre in guerra, scappano dai lager al confine. La speranza è un tutt’uno con la paura. Ed è li, stampata sui loro visi. Cercano una vita migliore, quella che è giusta per ogni essere umano. Sono consapevoli che FORSE non arriveranno. Ma è proprio in quel FORSE che ha il sapore della disperazione che si alimenta il coraggio.

Gli sbarchi in quest’ultimo mese sono già undici.
Più di 360 le persone che sono approdate nell’ultimo week end, piu di 900 dall’inizio dell’anno, poco meno della metà del totale degli sbarcati del 2019 che ha superato quota 2100.

Da maggio il numero ha subito un forte incremento e le persone sbarcate sono 1100.
Numeri che riportano freddamente i dati le quantità, le percentuali, le tendenze…
Eppure dietro a quei freddi numeri esprimiamo il computo degli esseri umani e a volte i numeri servono a indicare la quantità di quelli che non ce la fanno, che non arrivano, perchè muoiono prima.

I numeri si sono ridotti, il conteggio ha ridimensionato i propri termini, ma in fondo è un calo contenuto rispetto a una politica dei “porti chiusi” che a molti appare spietata egoistica ed a giudicare dagli arrivi che continuano ad esserci evidentemente è anche inefficace.
Atti gravissimi di intimidazione sono addirittura da registrare all’indirizzo di Luigi Patronaggio, il procuratore che coordina la maggior parte delle inchieste sui migranti, che si è visto recapitare in una busta regolarmente affrancata, una lettera con un proiettile con minacce di morte per lui e per i suoi tre figli.
L’inchiesta è coordinata dalla procura di Caltanissetta.
La politica “sloganista” che sbandiera nei vari programmi tv, il foglio dei numeri ed afferma con gran soddisfazione: “Zero morti, zero morti!” in effetti finisce con l’alimentare l’odio e l’egoismo e produce suo malgrado episodi come quello del procuratore Patronaggio, non favorendo certamente un’apertura culturale tesa alla tolleranza e alla multietnicità.