CHI SOSTITUIRA’ LA MAY ALLA GUIDA DEI CONSERVATORI? PROBABILE DUELLO JOHNSON CONTRO HUNT

DI ALBERTO TAROZZI

 

 

Gran Bretagna, dopo l’uragano elettorale, che ha visto il partito alla deriva e Theresa May andarsene a casa.

Chi deciderà il che fare nel partito conservatore? Dodici i candidati in lizza per la successione. Più della metà figure minori, quanto meno per la loro non-caratura internazionale. Li accomuna un profilo ad alta infedeltà. avendo più o meno recentemente cambiato opinione, tanto per usare un termine garbato. Ma procediamo con ordine.

Giovedì il primo atto di una corsa ad eliminatoria tanto per sapere chi parte col maggior numero di deputati Tories a favore e chi gli fa seguito. Poi la fase eliminatoria vera e propria che un round dopo l’altro, ridurrà a due i candidati entro il 20 giugno.

Infine il referendum postale, che coinvolgerà 180mila iscritti finché tre il 22 e il 27 luglio l’atteso verdetto che porterà a Downing street il successore dell’infelice Theresa.

Veniamo ai nomi: favorito d’obbligo è il biondocrinito Boris Johnson, un brexit hard che è anche ex sindaco di Londra, nonché ex segretario di Stato. Il nome più illustre tra quelli che hanno scaricato la May in maniera brutale, dandole dell’incapace. Favorito d’obbligo grazie alla forte consistenza delle sue giravolte politiche. Inoltre promette di abbassare le tasse ai ricchi, facendo salire da 40 a 80 mila sterline il reddito annuo a partire dal quale bisogna pagare l’aliquota fiscale del 40 per cento invece del 20. Roba da fare impallidire i nostri piccoli fan della flat tax  Dopo di lui, il nulla?

A sentire i così detti bene informati lo sfidante per eccellenza sarebbe Jeremy Hunt, ministro degli esteri dell’attuale governo. Anche lui a giravolte mica scherza. Una volta favorevole al remain divenuto euroscettico, oltre che una volta fedelissimo della May, ma responsabile con un colpo di scena dell’ ultimo siluro tirato alla premier che qualcuno ha chiamato golpe. Dalla sua parte una ministra del lavoro, Amber Ruud, che fino all’altro giorno dichiarava di poter lavorare proprio con Boris Johnson, che invece ha poi deciso di scaricare. Potrebbe portare dalla parti di Hunt i favori del centro del partito: oltre Manica la coerenza è di moda.

Per il resto normale amministrazione. Si va da un ministro dell’ambiente  (tale Gove), un cocainomane che da un pulpito ministeriale era solito criticare chi faceva uso di droga. Per passare al ministro degli interni Sajid Javid, di origine pakistana, che può vantare solo il modificarsi di una comunanza di vedute con Cameron, pre referendum, in un una visione del mondo pro brexit. O magari a lady Andrea Leadsom, economista già addetta ai rapporti col parlamento e con un mal celato rimpianto per l’era Thatcher. Ma rimaniamo dalle parti dei favoriti. I bootmakers danno a quote popolari il match a due Johnson/Hunt.

Lo spettacolo comincia. Spettatori di lusso Jeremy Corbin, peraltro molto indaffarato a salvare il salvabile di un partito laburista anch’esso alla deriva. E soprattutto Nigel Farage curioso di sapere con chi dovrà sbranarsi alle elezioni prossime, forse più vicine della scadenza ufficiale.