I PATACON ARGENTINI E L’INFLAZIONE GALOPPANTE

DI SERGIO DI CORI

Si chiamava “El Patacòn”, una moneta parallela creata in Argentina in piena tragedia economica agli inizi del millennio. Erano “ufficialmente” garantiti dallo Stato, e i giornalisti economici li definirono subito mini-bond.
Fu una catastrofe.
La mazzata definitiva per il paese.
Lo Stato non rimborsò un bel nulla, i “patacones” non li voleva più nessuno e diventarono carta straccia.
L’inflazione esplodeva a livelli inconcepibili e inimmaginabili per un europeo.
Proprio in quel momento, arrivai a Buenos Aires per un viaggio della memoria.

La sera, andai con alcuni amici in un ristorante in centro. Al tavolo c’era un apparecchietto quadrato con un orologio e un timer inserito, dotato di un display luminoso che forniva dei numeri a intermittenza. Chiesi al cameriere che cosa fosse. Mi spiegò che era il calcolatore dell’inflazione, motivo per cui il menù non era dotato di prezzo. In seguito alla comunicazione ufficiale del governo, infatti, “los patacones” erano diventati insolvibili e l’inflazione aveva raggiunto la media del 5/10% al giorno, ovvero la media del 200% al mese. Tradotto voleva dire che quando entravi in un ristorante, se la pizza e una birra costavano 12 euro alle ore 21, alle ore 23 potevano costare 14.
La vita quotidiana era un delirio surreale.
Due individui che fanno parte dell’attuale esecutivo italiano (niente nomi, please) hanno addirittura citato quell’esperienza come un modello positivo cui far riferimento ammettendo di aver preso l’idea da lì.

E’ molto peggio del guaio dell’ideologia o della disinformazione.
Qui stiamo entrando in un quadro di totale squilibrio mentale.
E’ come affidare la ricostruzione del ponte Morandi a Maurizio Crozza sostenendo che la gestione va affidata a un genovese doc.
Nel nome del sovranismo, si intende.