AMARCORD L’AUSTERITY

DI PAOLO VARESE

Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra, e uno steso a terra che voleva portare un pianoforte sulla spalla. Io mi ricordo di una nazione che usciva da un periodo di crisi economica ed energetica globale, dovuta all’aumento dei costi di trasporto del petrolio a causa del conflitto arabo – israeliano, con un embargo dei paesi produttori verso Stati Uniti ed Europa, colpevoli di essere amici di Israele che aveva sconfitto l’Egitto che era un paese arabo che al mercato mio padre comprò. Ricordo i bambini che giocavano a Risiko in casa ed ai soldati per strada, tra chi si metteva una benda nera sull’occhio per imitare Moshe Dayan, anche se nessuno sapeva chi era a parte gli attivisti di sinistra che erano filo palestinisi, filorussi, filosofi a fase alterne. All’epoca ero troppo giovane, troppo davvero, per comprendere gli immensi sforzi compiuti dall’allora Consiglio dei Ministri per partorire le misure di emergenza da adottare, ovviamente gli immensi sforzi non li comprendo neanche adesso dato che in realtà si trattò di una semplice serie di limitazioni, che scattarono dal 2 dicembre 1973, quando venne imposto il divieto di circolazione dei giorni festivi per i mezzi privati. Quindi durante la settimana si autorizzava i cittadini ad usare i veicoli perché bisognava produrre, ma la domenica la scampagnata bisognava farla sotto casa, sperando di trovare un giardino o un parco, o almeno una aiuola. Non so quanti ricordano le persone in bicicletta nonostante il freddo, e se a Roma o in alcune del sud il clima invernale è comunque dolce, possiamo immaginare la gioia di pedalare infagottati dove il freddo si atteggia a gelo. Però quelle misure funzionarono, grazie anche ad aumento dei prezzi dei carburanti, l’obbligo di spegnere insegne luminose e chiusura per bar e ristoranti entro la mezzanotte. Per ridurre il consumo di benzina vennero istituiti anche limiti di velocità a 120 km orari sulle autostrade, che poi è il limite attuale anche se dovuto ad una diversa situazione, ma a quanto sembra in politica il copia ed incolla funziona da sempre. Una misura che sarebbe piaciuta ad una certa compagine politica attuale fu il divieto di utilizzo per le automobili esteso alle autorità istituzionali, incluso il Presidente della Repubblica, che potevano muoversi solamente con mezzi pubblici o con veicoli militari. Una situazione del genere oggi, con le auto blu ma anche di diverso colore che schizzano in mezzo al traffico grazie alle scorte sarebbe impensabile, e quindi avremmo una deroga ad hoc invece di una limitazione. Si, io mi ricordo quelle domeniche, viste con gli occhi di un bambino, e ricordo le riunioni a casa tra parenti ed affini per discutere sul modo di isolare gli ambienti in modo da non disperdere il calore, un ecologismo involontario di breve durata, tanto è vero che appena terminata la crisi tutti accesero i termosifoni nonostante si fosse in giugno. Ricordo anche i mini assegni circolari che giravano all’epoca, di cui conservo ancora qualche esemplare, seppur non in perfette condizioni, che vennero messi in circolazione in quegli anni, sempre a causa della crisi economica ed all’inflazione, oltre alla difficoltà nel reperire metalli per le monete. Io mi ricordo quegli anni, anni in cui si mettevano pezze su tutto, cercando di tamponare come si poteva, per dimostrare al mondo che l’Italia non era una nazione di serie B, nonostante le manifestazioni e gli scioperi, nonostante i suicidi per fallimento e le coperture finanziare alle banche inaffidabili, nonostante l’aumento delle persone che facevano richiesta di alloggi popolari l’indebitamento, nonostante le chiusure delle fabbriche e lo spostamento delle sedi legali nei paradisi fiscali, operati anche dal Vaticano, che predicava bene e prestava soldi male. Si, io mi ricordo, ma forse è solamente un deja vu’ mentre sto guardando l’Italia di oggi.