BRASILE: UN COMPLOTTO GIUDIZIARIO PER IMPEDIRE LA RIELEZIONE DI LULA

DI FRANCESCA CAPELLI

Che il processo contro Lula, legato allo scandalo Lava Jato, sapesse di manovra elettorale per impedirgli di candidarsi alle elezioni presidenziali in Brasile era più che un sospetto (www.alganews.it/2018/03/30/brasile-lula-un-passo-dallarresto-sfuma-sempre-la-rielezione/). Che Sergio Moro, il magistrato che ha condannato l’ex presidente e oggi superministro alla Giustizia, non fosse un intrepido servitore dello Stato – emulo a suo dire di Falcone e Borsellino – era noto (www.alganews.it/2018/11/03/e-dopo-aver-distrutto-lula-a-sorpresa-sergio-moro-diventa-ministro-di-bolsonaro/). Ma ora, sulle elezioni brasiliane – che hanno visto a ottobre scorso il trionfo dell’ex militare ed esponente dell’estrema destra Jair Bolsonaro – si addensano nubi pesanti come macigni.
Secondo un’inchiesta partita dal sito di giornalismo investigativo The Intercept (https://theintercept.com/2019/06/09/dallagnol-duvidas-triplex-lula-telegram-petrobras/?fbclid=IwAR2OK7QQPxUuscXxXUnUPSCE9gIimx1S6svpDop0e0jMLLK-oWTDa3SRSv8),che ha avuto accesso a vari messaggi privati scambiati attraverso Telegram, i pm che hanno condotto l’inchiesta dubitavano delle prove a carico di Lula e dialogavano continuamente con Moro, col quale non avrebbero dovuto avere contatti e dal quale invece ricevevano indicazioni su come procedere. Non solo. I procuratori facevano riferimenti espliciti alla necessità di evitare la rielezione di Lula. I giudici hanno anche permesso la diffusione di conversazioni private dell’ex presidente, su temi totalmente estranei all’inchiesta.Lula sta scontando otto anni e dieci mesi di carcere per un appartamento ottenuto come presunta tangente. Dopo la condanna in primo grado, la conferma dell’appello è arrivata per Lula in tempi rapidissimi, rispetto a quelli a cui è abituata la giustizia del Brasile: è stata la mossa decisiva per ottenere l’incandidabilità di Lula alle elezioni di ottobre scorso. Per lui sarebbe stato il terzo mandato, dopo il 2003 e il 2010, terminato con un 87 per cento di gradimento. Fernando Haddad, il candidato tirato fuori dal cappello pochi giorni prima delle elezioni, ha fatto miracoli, ma non è riuscito a impedire la vittoria di Bolsonaro (https://www.alganews.it/2018/09/17/brasile-la-corsa-di-haddad-successore-di-lula-contro-il-golpe-permanente/).
Secondo Haddad, quello scoperto da Intercept “è il più grande scandalo istituzionale della storia della repubblica”. E se le notizie dovessero rivelarsi fondate, “molti andranno in prigione, i processi saranno annullati e una grande farsa sarà svelata al mondo”.