IL FASCISMO E’ TORNATO?

DI ANGELO D’ORSI

La parola “fascismo” è tornata, ahinoi, di attualità.
C’è chi si è inventato un “fascistometro”, addirittura, per misurare il tasso di fascismo presente in ciascuno di noi; altri hanno negato l’idea di un “ritorno del fascismo”, sostenendo che esso non se ne è mai andato; altri ancora respingono l’idea ritenendo invece che il fascismo appartenga a un passato che non ritorna, e che dunque lo stesso antifascismo sia, ormai, superfluo, superato.
Forse dobbiamo fare un po’ di chiarezza, sulla genesi storica di un concetto, che si identifica prima di tutto con un movimento storicamente determinato (i Fasci di Combattimento, nati un secolo fa, e poi il Partito fascista e il regime mussoliniano), ma anche su come esso si sia trasformato in un fenomeno politico che si è presentato in numerose realtà nazionali, diversamente connotato, nel corso del Novecento. E come il fascismo incarni anche un certo tipo di personalità, richiedendo, per essere compreso, strumenti come la psicologia, individuale e collettiva, oltre che la storia, la sociologia, la filosofia, l’analisi linguistica e così via.
In questa lezione tenterò – nei limiti delle mie competenze e capacità, e del tempo a disposizione – di disegnare il percorso del fascismo, dal 1919 al 2019. Le forme, l’ideologia, il lessico, i fini politici, i protagonisti, i referenti sociali, e così via, lungo un secolo. L’analisi sarà centrata sul fascismo italiano, con riferimenti alle “importazioni” (idee e movimenti a cui Mussolini ispira i Fasci di Combattimento) e alle sue “esportazioni” (a cominciare, ovviamente, dal nazionalsocialismo hitleriano).
Insomma, per lanciare l’accusa di fascismo, o per difendersi dalle sue nuove, inquietanti manifestazioni, occorre innanzi tutto sapere bene che cosa fu. La conoscenza deve sempre precedere l’azione, non dimentichiamo. E, sia per fare la rivoluzione, sia per difendersi dalla controrivoluzione, è essenziale, indispensabile un lungo, paziente lavoro culturale, che deve avere, sempre, prima di tutto, necessariamente, una base storica. Ce lo ha insegnato Gramsci. Che, come è ben noto, non ha allievi. E i risultati si vedono.