PRATO, SALVINI E GLI ECHI CHE NON ARRIVANO

DI LUCA SOLDI

 

 

 

Ancora una volta i media, la grande stampa preferiscono affannarsi a celebrare altro piuttosto che ricordare quanto avviene nella seconda città della Toscana, in uno dei centri economici e (permettete) culturali del Paese.
Pare, certo pensando male che tutto quello che gira intorno a Prato non debba interessare.
Pare che questo straordinario, multiforme, complesso mondo che vive sotto lo stesso cielo non attiri l’attenzione di più di tanti.
Un po’ controcorrente forse le Iene che ben istruite dai loro contatti hanno compreso il peso vero di Prato ma hanno usato la loro forza mediatica solo per generalizzare quei mali che ci pesano, è vero, ma che purtroppo son “patrimonio” di tutte le grandi città del mondo.
Pazienza, vorrà dire che ce ne faremo una ragione senza avvilirci troppo, in fondo siamo da sempre abituati a camminare con le nostre gambe.

Diverso sarebbe stato se a vincere fossero stati altri.
Sicuramente la grancassa avrebbe suonato a morte con grande godimento di qualche pratese.
Gufi e cantori delle tragedie si sarebbero messi in fila per raccontare le loro storie. Titoli e titoloni avrebbero preso il posto di quelli che oggi son riservati, con tutto il rispetto, a Ferrara.
Certamente le grandi firme, i grandi canali sarebbero accorsi a ricordare che tutto ciò che sta nel mezzo alla Piana era sbagliato, inaccettabile.
Ed invece ecco rovinati i piani di Salvini e di qualche distratto che per ben due volte è calato dall’alto per tentare di mettere la sua firma sulla città.
Non solo, Salvini, che aveva ben capito il valore della città si era impegnato oltre ogni aspettativa.
Aveva mandato capi e capetti a distruggere la destra della città, aveva alimentato inutili speranze a quelli che aveva fatto salire sul suo carro.
Aveva imposto di cambiar casacca ai suoi ex soci del governo Berlusconi.
Aveva perfino rispolverato il vecchio Cenni, per dare una mano al povero Spada.
Aveva calcolato tutto eccetto che questa città fatta di beceri, di maledetti non sarebbe caduta nella trappola delle paure.
Che non sarebbe finita nella rete dell’odio.
Adesso confidiamo che passati gli echi delle grandi vittorie del capitano qualcuno si renda conto di quel che avviene nella nostra città.
Non certo per amore di pubblicità ma solo per ristabilire la verità e render merito ad una terra che dell’orgoglio, del merito, dell’inclusione si è fatta paladina da sempre.