BALLE SOVRANISTE. ANCORA NIENTE RICOSTRUZIONE, A QUASI UN ANNO DAL CROLLO DEL PONTE MORANDI

DI GIOVANNI FALCONE
In Danimarca e, a breve, credo anche nel Regno Unito, assisteremo al crollo dei populisti, quelli che promettono il paradiso in terra, salvo accorgersi poi, appena giunti al Governo di un Paese che le cose non sono così semplici.
Dopo l’exploit del 2015, in Danimarca abbiamo assistito ad un revival delle sinistra con la vittoria della 49enne leader socialdemocratica Mette Frederiksen che si appresta a diventare il primo ministro più giovane nella storia del suo Paese.
Insomma, le ricette populiste non funzionano e il responso delle urne non ammette repliche.
Il voto ha premiato i socialdemocratici guidati da Frederiksen che si confermano primo partito con il 26%, pur perdendo lo 0,3% rispetto alle elezioni del 2015. Ma, al contrario di quattro anni fa, questa volta potranno contare sul sostegno di altre forze di sinistra in crescita per raggiungere la maggioranza di 90 seggi su 179.
I populisti xenofobi del Partito del popolo danese infine precipitano dal 21,1% all’8,8 (e da 37 a 16 seggi).
Crollo populista
L’esperienza danese dimostra che non si può rispondere con soluzioni semplici a problemi complessi.
Se in Danimarca ci hanno messo quattro anni per capire questo, in Italia gli omologhi di casa nostra – Matteo & Giggino – con la guida ombra di Giuseppe Conte, in meno di un anno stanno mandando a scatafascio tutti gli indicatori economici nazionali e nutro la speranza che arriveremo allo stesso risultato di comune consapevolezza qualche tempo prima.
E’ la sorte del fuoco di paglia, quando si parte alla grande, in modo scoppiettante, con iniziative o proposte capaci di procurare grandi passioni ed improvvisi entusiasmi ma di breve durata, per fortuna mi viene da aggiungere.
I nostri populisti hanno stravinto le elezioni del marzo 2018, promettendo ciò che la gente voleva sentirsi dire, allo slogan basta tasse e soldi per tutti, a prescindere: abbassamento della tassazione (flat tax) e reddito di cittadinanza.
L’azione di Governo
Questi soloni, questo tandem d’attacco al buon senso, alla best practice di una politica fatta di valutazione dei problemi, sacrificio, perseveranza e ricerca di soluzioni tecniche adeguate, frutto di una conoscenza, preparazione, studio e quant’altro serve per risolvere problematiche complesse, hanno una vita breve.
Anche per le sventura serve la fiducia, la speranza.
Matteo & Giggino, solo con le chiacchiere hanno già dato prova di riuscire a bruciare miliardi di denaro pubblico facendo salire lo spread, come degli autentici fenomeni.
Spesso, al grido del “Prima gli italiani”, non si rendono conto dell’isolamento in cui hanno cacciato il Paese a livello di Unione Europea.
Per meglio esprimere il concetto voglio fare qualche esempio concreto di quanto sia approssimativa e lacunosa l’azione di Governo:
Abbassamento della tasse: nel mentre ogni giorno sentiamo perorare questa evidente e ragionevole necessità per famiglie e imprese, è stata sbloccata la facoltà delle amministrazioni locali ad aumentare i tributi sul territorio;
Lavori pubblici e bonifica dei territori: con la legge di bilancio 2019, è stato definanziato un bellissimo progetto partito nel 2015 riguardante il ”Rammendo delle periferie e Piano casa” – con un impegno di circa due miliardi con un programma di almeno mezzo secolo – nato da una geniale intuizione del neo senatore a vita Renzo Piano;
Tav SI, Tav NO, Tav FORSE: Per perorare il NO alla Tav, nella famosa relazione costi/benefici, sono stati contabilizzati alla voce “costo”, il mancato incasso delle accise da parte dell’Erario (tassa sui carburanti) ovvero i mancati incassi dei pedaggi autostradali per effetto del trasferimento su rotaie di un milione di TIR: pazzia a cielo aperto.
Crollo ponte Genova: Si disse che a distanza di un anno dalla tragedia avvenuta nell’agosto del 2018 il ponte sarebbe stato ricostruito e revocata la concessione del servizio all’Autostrada per l’Italia (Aspi). A quasi un anno dalla tragedia, non solo non sono riusciti neanche ad abbattere i tronconi del vecchio ponte rimasti in piedi, ma hanno anche invitato l’Aspi ad entrare nel capitale dell’Alitalia.
Per un Governo del cambiamento, finanche minacciato da una procedura di infrazione per debito eccessivo per l’anno 2018 per oggi può bastare: Amen!