FIACCOLATE À LA CARTE

DI MARIO PIAZZA

Mi domando come avrebbe potuto reagire una delle tante piccole comunità di emigrati che ho incontrato in tre diversi continenti se un intero paese avesse inscenato una fiaccolata di solidarietà a chi aveva ucciso uno di loro.
Forse male, ed è per questo che la fiaccolata andava vietata.
Perchè se è vero che ancora non disponiamo di una verità processuale, è altrettanto vero che quanto emerso finora suggerisce, anzi urla, che non si è trattato di legittima difesa.
Dunque sono in tanti a pensare che la rabbia, l’esasperazione e la frustrazione di chi ha subito parecchi furti possano trasformarsi in omicidio senza che ciò metta l’assassino automaticamente fuori dal consorzio civile.
Ma la rabbia, l’esasperazione e la frustrazione appartengono anche ad altre tipologìe di assassini.
Ad esempio ad un marito costretto a subire per anni i pubblici tradimenti della moglie, o ad una madre che non è mai riuscita a farsi una notte di sonno per i pianti di un bambino difficile, o ad una nuora costretta a raccogliere gli escrementi di una suocera inferma che magari la maltratta, o ad un’altra madre picchiata e derubata da un figlio tossicomane.
Nessuno uccide per divertimento, ma se accettiamo l’idea che i nostri istinti o i nostri bisogni possano giustificare un omicidio tanto vale tornarcene a vivere nelle grotte attorno al fiume Neander, da cui deriva la classificazione Neanderthal.