LETTERA APERTA A ELISABETTA CHE ODIA SALVINI (PER NON PARLARE D’ALTRO)

DI GABRIELE BOJANO

 Cara Elisabetta, facciamo finta che tu ti chiami davvero così e facciamo anche finta che questo cartello abbia deciso tu di esibirlo, senza alcuna strumentalizzazione, con lo stesso sprezzo del pericolo con cui un tuo coetaneo si lancia con il parapendio da una montagna o si inabissa nei fondali oceanici. Cosa hai voluto dimostrare con il tuo gesto? Di essere emancipata, di non temere il giudizio della gente anzi di affrontarlo con spavalderia, la stessa spavalderia che mal si addice al tuo visino acqua e sapone? Scusami ma se il tuo obiettivo era questo allora sei arrivata buona ultima: non so se nessuno te l’ha mai detto ma negli anni ‘70 c’erano le tue coetanee dell’epoca che, in assenza di Gay Pride, scendevano in piazza urlando “l’utero è mio e lo gestisco io”. Erano agguerrite, arrabbiate contro il maschio considerato prevaricatore e contro la cultura dell’epoca che le relegava in un ruolo subalterno. Ebbene le Erinni di allora sono diventate via via mogli, madri, ancora mogli e ancora madri. Si sono cioè perfettamente integrate nella società, addirittura imborghesite. Oggi Antonia, la rivoluzionaria protagonista di “Porci con le ali”, il romanzo-scandalo di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, è una nonna tranquilla, che veste firmato e che forse ha dimenticato quelle pratiche di cui era assidua frequentatrice nel libro e che tu stessa invochi in gran quantità. Tutto questo preambolo per dirti solo una cosa: ciò che oggi ti sembra giusto e legittimo potrebbe già non esserlo più tra un anno. È come i tatuaggi: oggi ti sembrano bellissimi e ne vorresti sempre di più ma domani potresti pentirti di aver deturpato la tua pelle. Lo so, parlo da vecchio bacucco, ma l’esperienza mi porta a considerare che certe esternazioni pubbliche sulla propria sfera privata non hanno mai agevolato la crescita personale e professionale di chicchessia. Potrei farti un sacco di esempi ma è meglio fermarmi qui. A questo punto preferirei che quel cartello ti sia stato messo in mano da qualcuno più furbo e smaliziato, quasi come se fosse un rito di iniziazione di cui non potevi fare a meno. E che tu, sopraffatta dall’entusiasmo del momento, hai scelto inconsapevolmente di fare da testimonial alla bulimia sessuale. Attenta però a non abusare di questi comportamenti superficiali. Diceva Hanns Marks: “Tu sei giovane solo una volta, ma puoi essere immaturo per sempre”.

 

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono
L'immagine può contenere: 6 persone, persone che sorridono, folla e spazio all'aperto