QUEL CENTIMETRO DI LIBERTÀ PERSO OGNI GIORNO

DI LUIGI MANCONI

Verrebbe da dire: quali tempi sono questi quando citare il Vangelo – e il concetto fondativo del messaggio cristiano: ama il prossimo tuo come te stesso – può determinare la reazione furiosa di un gruppo di ultras del Ministro dell’Interno. E, tuttavia, si devono mantenere i nervi saldi, dal momento che in Italia la libertà di culto non è in pericolo (per la confessione di maggioranza, mentre per quelle minoritarie alcuni rischi si manifestano); e la libertà di pensiero e di espressione è mediamente garantita. Detto questo, si deve pur notare che sono sempre più numerose le insidie portate alla piena agibilità politica e alla regolarità della discussione pubblica. Ma, prima ancora, va considerata la catastrofe culturale in corso, della quale già oggi si colgono i primi segnali. Fino a che limite si è gonfiato il sentimento di rivalsa sociale, oscillante tra il registro della stizza quotidiana e quello dell’odio politico, se si arriva ad interpretare il messaggio più “innocente” come un’aggressione alla propria identità di partito? Una prima risposta è che quelle parole sono, in realtà, tutt’altro che innocue, proprio perché ribaltano un senso comune che si alimenta di forme di relazione basate sulla nemicità: ovvero una pulsione ostile indirizzata verso il vicino di casa, così come verso l’avversario politico. Della frase evangelica la parola più sovversiva e scandalosa è forse quel “prossimo”. Ciò perché, in questa fase della storia nazionale, una spietata battaglia culturale e politica viene combattuta esattamente sulle categorie di vicino e lontano. In estrema sintesi, il sovranismo riassume l’identità del qui ed ora, del locale, del simile. E’ l’autogoverno del proprio territorio e della propria gente, tutto ripiegato e concentrato sul presente: non a caso questa ideologia diffida dell’ambientalismo, in quanto proiettato sul futuro (del pianeta e delle generazioni). Il nemico è il lontano: una volta era “Roma ladrona”, oggi lo sono l’Europa, gli organismi sovranazionali e le convenzioni e le organizzazioni internazionali. Nemiche sono tutte le teorie, le dottrine, le religioni che intendono avvicinare l’altro e il distante, fino a farli diventare “prossimo tuo” da amare come te stesso. Sotto questo profilo, per quanto sembri incredibile, i commissari europei possono essere detestati e disprezzati quanto i richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan e i migranti in fuga dalla Libia. Ecco perché quel richiamo al Vangelo può essere interpretato da alcuni (molti?) come un’accusa politica, e per certi versi lo è sul serio: tant’è vero che dal palco del comizio, Matteo Salvini ha dileggiato come comunista il giovane cattolico. Non dico che questo sia stato il ragionamento lucido di quanti a Cremona e in molte altre città hanno aggredito i contestatori di Salvini e gli espositori di striscioni, ma in tutti probabilmente è scattata l’associazione mentale tra dissenziente (pacifico e isolato) e nemico. E’ così che si può perdere, giorno dopo giorno, “un lembo di libertà” (come ha scritto questo giornale presentando venerdì scorso la Festa di Repubblica). Per difenderli e riconquistarli, quei centimetri di libertà, si può ricorrere al titolo di un libro, pubblicato qualche anno fa da Marino Sinibaldi: “Un millimetro più in là”. E’ un’indicazione di metodo e di lavoro: procedere con passi pazienti, sul tempo lungo, in particolare nei luoghi della formazione e della cultura di massa, per una resistenza (con la “r” rigorosamente minuscola) adeguata a questa fase certamente fosca, ma non disperata. L’episodio di Cremona, infatti, può essere letto in modo rovesciato: un giovane ritiene necessario manifestare in qualche modo il suo dissenso. Come già fece quella signora che, in un vagone della circumvesuviana, apostrofò un teppista che vessava uno straniero: “tu non sei razzista, sei stronzo”; e come l’adolescente di Casal Bruciato, Simone, che tenne testa al militante di Casa Pound. E come migliaia e migliaia di altre persone che fanno altrettanto, senza che le loro azioni diventino pubbliche. Insomma, l’Italia non è un paese razzista e la sua democrazia è solida: c’è, ed è potente, un’offensiva degli intolleranti e degli illiberali. Ma c’è anche un’Italia smarrita e inquieta e, tuttavia, vitale, attiva e accogliente. Credo che sia, nonostante tutto, maggioranza. Il problema, il grande problema, è come tradurre tutto ciò in politica.

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