RICHIESTE INFAMI: PERCHÉ GLI ALUNNI STRANIERI ENTRANO DALLO STESSO PORTONE DI QUELLI ITALIANI?

DI MARCO FURFARO

In questo incandescente clima di propaganda e razzismo su cui continua a soffiare con incessante forza il governo, succede che gli incendi sociali che si appiccano – piccoli o grandi – sono sempre di più.
Come a Genova in una scuola elementare, la primaria Descalzi-Polacco.

Dove un genitore si è sentito in diritto di chiedere all’Assessorato alle Politiche Educative del perché, a scuola, gli alunni “stranieri” entrano dallo stesso portone di quelli italiani.

Avete letto bene.
Una richiesta infame e assurda, degna soltanto (e forse) dell’apartheid che ha inquinato malamente la Storia.

Ma la cosa più assurda non è tanto la folle richiesta del genitore, quanto l’azione che ne è seguita per voce dell’assessora Francesca Fassio (giunta a trazione leghista, naturalmente).
Assessora che ha addirittura chiamato la segreteria della scuola per chiedere chiarimenti circa “la presenza di persone, “senza dubbio extracomunitarie”, che seguirebbero lezioni contemporaneamente ai bambini e che utilizzerebbero lo stesso accesso utilizzato dai bambini”.

Una roba immonda, che da fiato con dolo ai peggiori istinti.

Ma per fortuna a quella vil domanda è prontamente arrivata degna risposta, protocollata e inviata a tutti i genitori:

“La scuola è il luogo in cui si insegna ai bambini a non fare distinzioni “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La Costituzione, sbattuta in faccia alla barbarie sempre più prepotente di certa politica.
La nostra Carta, uno degli ultimi baluardi prima del disastro completo.

Resistiamo con forza, che i tempi iniziano ad esser veramente truci e bui.