A PESARO MUORE NELL’INDIFFERENZA LA DONNA FANTASMA SEGREGATA IN CASA DA 50 ANNI

DI ANNA LISA MINUTILLO

 

Una vita da sepolta, viva, una vita che è stata spesa nell’ombra, che non ha lasciato tracce per almeno mezzo secolo.
Una vita che si è conosciuta solo dopo l’avvenuta morte. E’ stato così per Luciana Simoncelli, una donna di 59 anni che nessuno in paese aveva mai incontrato ne visto. Giorni che sono trascorsi inesorabili a Serravalle di Carda, una piccola frazione di soli 350 abitanti nel comune di Apecchio. Una vita vissuta solo con la mamma e la sorella quella di Luciana, che non ha mai varcato la soglia di casa, che non ha mai interagito con il mondo. Una vita da sepolta viva, che l’ha fagocitata subito dopo la fine delle scuole elementari, quando sono terminati i rapporti con il mondo esterno. Una stanza, una porta chiusa alle sue spalle ed una finestra chiusa, questi gli elementi che corredavano questa storia che appare incredibile e senza nessun nesso, ma che purtroppo è reale. Neanche il medico di famiglia ha mai potuto vedere e tantomeno visitare Luciana in questi anni. Ogni volta che si è recato presso questa famiglia, ha sempre fatto richiesta di poter visitare la sua paziente, ma ha sempre ricevuto un no come risposta. Una situazione che non lo ha insospettito al punto da andare oltre poiché avrebbe potuto benissimo essere che Luciana avesse dato delega a sua madre di poter parlare in suo vece e per suo conto con il dottore.
Intanto che i giorni trascorrevano nel silenzio, nel buio e nella privazione della libertà individuale, qualcosa deve essere accaduto poiché sabato scorso la guardia medica ha ricevuto una chiamata che lo avvisava del decesso di Luciana, la donna- fantasma che nessuno conosceva. Anche il medico di famiglia ha dovuto emettere il secondo certificato di morte ed ha potuto così incontrare Luciana all’obitorio per la prima volta. Un corpo magro e denutrito quello che ospitava il mistero della vita di questa donna. Al medico di guardia è stato riferito dalla sorella della donna che rifiutava il cibo negli ultimi giorni ma la sua magrezza e le sue condizioni non fanno pensare al digiuno di due o tre giorni. Sono stati richiesti esami, cartelle cliniche, documentazioni che avessero potuto aiutare a fare luce sulle condizioni di salute di Luciana, ma non vi era nessuna documentazione medica disponibile. Mai un esame, mai una visita specialistica, mai nulla, all’indirizzo di questa vita- non vita svolta nel buio di una stanza tra indifferenza e chissà quale altra recondita motivazione.Nessun documento identificativo, nessun esame di laboratorio, nessun provvedimento neanche quando le condizioni di salute di questa donna sono peggiorate. Neanche l’intervento del118 è stato preso in considerazione adducendo che se avessero chiamato i soccorsi la donna si sarebbe messa ad urlare. Domande che non hanno ancora una risposta, comportamenti a cui non si è in grado di dare una spiegazione consona. Nulla può giustificare la reclusione di un essere umano e la privazione a cui lo si è sottoposto . Una donna-fantasma vittima dell’indifferenza in cui troppo spesso viviamo o meglio cerchiamo di sopravvivere. Assurdo che a dare un’identità a Luciana sia stata proprio la morte che solitamente conduce all’oblio dopo poco essere avvenuta.