IL SINDACO DI TUTTOAPPOSTO

DI PAOLO VARESE

Dal palco allestito per il suo comizio, il politico osservava soddisfatto  gli altoparlanti e le sedie per le autorità. Sarebbero arrivati i suoi sostenitori, per lui, per confermarlo nel suo mandato di Sindaco di Tuttoapposto, e lui ci teneva a far bella figura, parlando delle sue battaglie, in particolare quella contro lo sfruttamento dei lavoratori. D’altra parte un medico stimato come lui non poteva sottrarsi ad un compito del genere, difendere persone costrette a lavorare nei campi sotto il sole o con la neve, senza pausa, senza sosta. Si guardava intorno, felice, la piazza del paese, ricca di tesori monumentali, era sorvegliata a vista da 4 agenti della Polizia Locale, senza autovettura perché sarebbe stata una scelta anti ecologica, e senza potersi sedere, senza poter prendere un meritato attimo di riposo. Turni da 7 ore in piedi, sotto il sole o con il gelo, per poter impedire ai venditori abusivi di infastidire i turisti. Il Sindaco era davvero contento, quegli agenti garantivano la sicurezza della piazza. Prese il suo discorso in mano, per rileggerlo “… e ricordiamoci che costringere quelle persone a lavorare per 6 ore di seguito, nei campi, senza un posto in cui riposare le loro stanche membra, corrisponde ad una moderna schiavitù…”. Poggiò il foglio schiarendosi la voce, poi scese dal palco dirigendosi verso il Comandante della Polizia Locale, che lo attendeva accanto alla sua auto di servizio. Una stretta di mano, e poi la decisione di andarsi a prendere un caffè vicino all’anfiteatro Fulvio, orgoglio della cittadina. Entrati nella vasta area intorno all’anfiteatro, dove non erano presenti spicchi di ombra o luoghi in cui ripararsi, videro, con meraviglia, che un agente della Polizia Locale, in servizio anti abusivi in quell’area, era seduto in macchina. Immediatamente il Sindaco guardò con biasimo il Comandante, che si avvicinò all’agente intimandogli di scendere. A nulla valsero le spiegazioni dell’agente, che spiegava di aver avuto un abbassamento di pressione dopo essere stato sotto il sole per 4 ore, in incessante e continuo sforzo nel cercare di impedire la vendita di bottigliette d’acqua ed ombrellini di carta ai turisti, da parte dei venditori. E non valse neanche la giustificazione di non aver posti di ristoro vicino, anzi, a quelle parole il Sindaco si mise a ridere, dicendo che gli agenti erano pagati per fare quel lavoro in quel modo. Il Comandante prese il numero di matricola dell’agente promettendo una nota negativa, quindi col Sindaco entrarono in bar e presero entrambi un caffè. Il Sindaco lesse al Comandante il suo discorso, che applaudì e si complimentò col Sindaco per la sensibilità mostrata nei confronti di quelle persone costrette a lavori massacranti, quindi uscirono, ma all’esterno incontrarono un giornalista, il quale chiese al Sindaco come mai gli operatori ecologici fossero costretti a portare i rifiuti per lunghe distanze a causa dele ridotte dimensioni dei vicoli della cittadina, a piedi, e senza ausilio di mezzi elettrici come ad esempio carrelli. Il Sindaco rispose che avevano firmato per lavorare nella nettezza urbana cittadina, non per riposarsi, e che non era previsto l’uso di attrezzature diverse dai furgoni. Se le strade erano strette non erano un suo problema. il Comandante si complimentò col Sindaco per la fermezza dei suoi convincimenti e si diressero di nuovo verso il palco. La piazza era ancora deserta, il sole era ancora alto nel cielo, rendendo tutto infuocato, il suolo stradale, le sedie dei bar, anche i pensieri. Sindaco e Comandante si ripararono all’ombra di un ombrellone e si salutarono, quindi il Sindaco tirò fuori il suo discorso dalla tasca interna della giacca, lamentandosi tra sé e sé per il caldo, e riprese a leggere, soffermandosi su un punto “… ed è evidente che quando si fanno lavorare persone in condizioni disumane allora non ci può definire umani…”. Ripiegò il foglio complimentandosi con sé stesso, e poi andò verso il suo camper attrezzato per la campagna elettorale, pregustando il fresco dell’aria condizionata. Si fermò ad osservare un agente, fermo ad un angolo della piazza, notando con disprezzo il sudore che colava da sotto il berretto dell’uomo, ripromettendosi di obbligare gli agenti ad avere i capelli molti corti, non era sopportabile vedere il sudore su un agente.