PRIMA I SARDI? NO, PRIMA LE PENSIONI DEI POLITICI. IN CONSIGLIO REGIONALE INSORGE L’OPPOSIZIONE

DI CHIARA FARIGU

Sembra incredibile che in una Regione come la Sardegna, martoriata da una crisi senza precedenti, con un tasso di disoccupazione giovanile (e non) a livelli esponenziali, con decine di borghi a rischio spopolamento, con una continuità territoriale da sempre agognata e mai attuata, il primo provvedimento ritenuto prioritario dal Consiglio regionale, a guida Lega-sardista, fresco di insediamento, sia il ripristino dei famigerati vitalizi.

Ma guai a chiamarli così, indennità differita fa più figo e soprattutto dà meno all’occhio. A dimostrazione del fatto di quanto certi vizietti della politica siano duri a morire. E in barba a tutte le promesse sbandierate in campagna elettorale.

Sembra di sentirlo il Capitano quando andava su e giù per l’isola a raccattare i voti degli isolani:Per gli altri vengono prima gli immigrati, per me vengono prima i sardi e poi il resto del mondo”, giurava Salvini, per l’occasione con la felpa dei quattro mori, nel suo tour elettorale, grazie al quale ha fatto poi piazza pulita della concorrenza.

La Sardegna è un tesoro inestimabile di bellezza e di cultura che dobbiamo tornare a far splendere, rincarava il vicepremier, pertanto, zona franca e autonomia vera. Ma anche meno sbarchi e metanizzazione.

Promesse alle quali i Sardi, nonostante la loro secolare diffidenza, hanno creduto. Forse perché delusi dalle precedenti amministrazioni o forse perché uno vale l’altro.

E così invece di ‘prima i Sardi’ si sono ritrovati davanti allo spauracchio di ‘prima le pensioni dei politici’. A quell’assegno che i consiglieri regionali potrebbero riscuotere al compimento dei 65 anni se rimasti in carica per soli cinque anni, ma l’età potrebbe scendere fino a 60.

E’ quanto prevede la bozza di proposta di legge per il ricalcolo dei vitalizi su base contributiva illustrata dal presidente del Consiglio Michele Pais. Proposta che ha suscitato l’immediata disapprovazione dell’opposizione.

A darne notizia Desirè Manca, capogruppo dei 5 Stelle che si è rifiutata, sostiene di apporre la firma sul provvedimento portato in Aula con la procedura d’urgenza. Un privilegio inaccettabile, stigmatizza la consigliera pentastellata che oltretutto avrebbe fatto lievitare di non poco il bilancio pubblico che invece il Consiglio sostiene (a parole) di voler contenere.

‘Non la continuità territoriale, non la vertenza latte, non il porto canale di Cagliari, ma dopo tre mesi la prima legge è per le pensioni dei consiglieri regionali. Dicono sempre: prima gli italiani, prima i sardi. Ma la verità è che pensano solo a se stessi’, commenta su Fb l’ex sindaco Massimo Zedda.

E se questo è il buongiorno, figuriamoci il resto