MADONNA BENOIS, UN LEONARDO DALLA RUSSIA A PERUGIA

DI VANNI CAPOCCIA

La Madonna Benois opera giovanile di Leonardo dall’Ermitage di San Pietroburgo dal 4 luglio al 4 agosto sarà a Perugia alla Galleria Nazionale dell’Umbria. Giovane Leonardo quando a 26 anni la dipinse, giovanissima la mamma dipinta che ride e gioca spensierata con il figlio in braccio. Nella vastissima iconografia della Madonna con Bambino è rarissimo vedere mamma e figlio che si divertono. Il cuore del quadro è nella familiarità dei loro gesti, nella mano sinistra di lei che tiene un rametto e contemporaneamente sorregge il figlio, nell’intrecciarsi delle mani di entrambi intorno a un fiore. Lei ride, lui “con fissità ipnotica” (Carlo Pedretti) ignora il fiore (la premonitrice crucifera, simbolo della passione con i quattro petali a formare la croce) ed è concentrato sulle bacche attaccate al gambo: una è riuscito ad afferrarla, le altre riflesse dalla spilla della madre sembrano voler suggerire lo stemma mediceo.

Un’isola di serenità questa mammina seduta su una semplice panca che gioca col figlio paffuto e tutto ruota intorno al loro legame e al loro gioco. Una scena di vita quotidiana se il nimbo che hanno al capo non ricordasse i significati dell’opera. Il nimbo del bambino da l’impressione d’essere di trasparente vetro sottile e pare distorcere leggermente la luce alla base della finestra oltre la quale non c’è nulla, né il cielo né il paesaggio. E questo accresce gli interrogativi su quell’anima in pena di Leonardo che ha lasciato anche quest’opera incompiuta per inseguire altri impegni, altri pensieri, altri orizzonti, altri “moti dell’animo” da disegnare.

Avere la possibilità d’osservare un Leonardo dal vivo e riflettere su di esso è un’emozione e un arricchimento. Eppure rimane la convinzione che le opere d’arte non sono pacchi postali o figurine da scambiare e possono essere spostate solo in presenza di più che solide ragioni scientifiche.

A volte le ragioni scientifiche ne impongono l’inamovibilità o perché delicatissime o perché diventate un tutt’uno con il luogo che le contiene come Guernica di Picasso al Reina Sofia, la Venere e la Primavera del Botticelli agli Uffizi, i marmi di Arnolfo e la Pala di Piero della Francesca a Perugia. Inamovibilità che non le mortifica né le ghettizza ma le esalta, perché la bellezza che bisogna guadagnare acquisisce una forza di seduzione che poche opere al mondo hanno.