MILITARE E TORTURATORE IN ARGENTINA, PENSIONATO DI LUSSO IN ITALIA

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Su di lui pesa un mandato di cattura dell’Argentina e una taglia di 100mila pesos (nella foto in alto), circa 2000 euro, per chi avesse collaborato al suo ritrovamento con informazioni utili. È accusato di crimini contro l’umanità – tortura e desaparición– commessi durante la dittatura civico-militare del 1976-1983.
Si chiama Carlos Luis Malatto, è un militare argentino ormai settantenne e l’ha scovato in Italia un’indagine del quotidiano La Repubblica. Vive tranquillo, da pensionato di lusso, a Portorosa, complesso residenziale in provincia di Messina. Un porto per yacht, un albergo esclusivo, appartamenti privati e vista mare.
Nel 2011 Malatto, ex tenente colonnello dell’esercito nella provincia di San Juan, era sotto processo in Argentina, ma il suo avvocato era riuscito a ottenere per lui la scarcerazione. Ne approfittò per scappare grazie al passaporto italiano e alla doppia cittadinanza. Lo stato italiano, malgrado una richiesta da parte dell’Argentina, aveva negato all’epoca l’estradizione, dal momento che nel nostro codice penale non esisteva ancora il reato di tortura (è stato introdotto solo nel 2017).

Tuttavia, mentre Malatto era in Italia, sono scattate le denunce per i delitti commessi in Argentina, tra i quali il sequestro e l’omicidio della modella franco-argentina Marie Anne Erize Tisseu (nella foto qui sopra), un caso che fece scalpore nel 1976 per la giovane età (24 anni) e la bellezza della vittima, lanciata verso una carriera di successo, ma anche militante politica nel gruppo dei Montoneros. Dava lezioni di francese e matematica ai ragazzi dei quartieri operai ed era una ammiratrice di padre Carlos Mujica, il sacerdote villero, il difensore dei poveri, ucciso nel 1974 dalla Triple A, un’organizzazione paramilitare che, negli anni ’70, prima del golpe, minacciava e uccideva attivisti politici, religiosi, intellettuali, studenti considerati troppo a sinistra.
In questi anni Malatto è riuscito a fare perdere le sue tracce cambiando spesso casa (tanto che non era stato possibile notificargli l’avviso di garanzia): L’Aquila, Genova (dove era protetto dal parroco della chiesa di San Giacomo, José Galdeano, originario della città argentina di Mendoza), Calascibetta (Enna). Da qui, lo scorso anno sembrava svanito nel nulla. Di lui restavano solo poche foto scattate a distanza di una decina d’anni (qui sotto), a testimonianza del passare del tempo.

Non solo. A difenderlo è il potente avvocato siciliano Augusto Sinagra, a suo tempo avvocato di Licio Gelli, i cui legami con i golpisti argentini sono documentati. Tanto che Sinagra ha anche difeso un altro militare, compagno di Malatto: Jorge Olivera, arrestato nel 2000 durante un soggiorno a Roma, ma poco dopo scarcerato sulla base di un documento di identità, poi rivelatosi falso. Nel frattempo Olivera aveva avuto tutto il tempo di rientrare in Argentina, forte delle leggi di indulto che in quel momento erano in vigore nel suo paese, poi abrogate durante la presidenza di Nestór Kirchner, che permise di riaprire i processi, attualmente ancora in corso.