A FIRENZE EDDIE VEDDER INCANTA DI NUOVO LA VISARNO ARENA

DI ALBERTO EVANGELISTI

Dopo la performance del 2017, Eddie Vedder torna alla Visarno Arena in occasione della terza giornata del Firenze Rocks 2019.

Prima del frontman dei Pearl Jam si esibiscono gli ottimi Nothing But Thieves che portano a casa una performance di tutto rispetto e, esattamente come due anni fa, Glen Hansard che contribuisce a portare i 45 mila presenti nell’atmosfera della serata.

La prestazione di Glen Hansard è decisamente all’altezza: da solo con la propria chitarra acustica tiene in mano il pubblico e lo traghetta verso il clou della serata.

Sono da poco passate le 21.40 quando Eddie inizia il concerto e, fin da subito il pubblico risponde a pieno. Del resto, si sa, quando c’è Vedder sul palco non è mai una serata normale, un po’ per le capacità peculiari da interprete che indubbiamente ha, un po’ per quel rapporto simbiotico che i fan suoi e dei Pearl Jam mantengono da ormai trent’anni con lui e con la band.

Quando poi Vedder si esibisce a Firenze deve esserci qualcosa di magico in più, e la natura ci mette sempre la propria firma: due anni fa fu il passaggio di una stella cadente nella serena nottata toscana durante la cover di Imagine John Lennon, quest’anno la presenza estremamente scenografica di una stupenda Luna Piena, spesso immortalata sui maxischermi dell’arena.

Nel panorama musicale mondiale non sono moltissimi gli artisti in grado di intrattenere in uno one man show una platea tanto vasta; Eddie Vedder è certamente uno di questi e, se mai ce ne fosse stato bisogno, lo ha dimostrato nuovamente.

Ed è con queste premesse che si inizia con Cross River eseguita, spalle alla folla, seduto all’organo, per proseguire in una scaletta che ha attinto a piene mani, tanto dai successi dei Pearl Jam quanto dei singoli più famosi che Vedder ha prodotto da solista.

Man mano si susseguono i successi, eseguiti con trasporto da Vedder e cantati a squarciagola dal suo pubblico: pietre miliari della discografia della band di Seattle come I Am Mine, Wishlist, Immortality o Just Breathe, si mescolano in maniera equilibrata ai suoi Far Behind, o Sleeping By Myself.

Eddie spesso parla col suo pubblico, offre una bottiglia di vino alle prime file, racconta aneddoti, continua a ripetere quanto sia innamorato dell’Italia e rende omaggio a Zeffirelli, deceduto proprio in giornata; presenta Black, dicendo che la prima volta che l’ha eseguita da solista è stata proprio due anni prima a Firenze e, in quel momento, nella mente dei presenti di allora, è certamente tornata alla mente quella esecuzione, conclusasi con un Vedder visibilmente commosso mentre ripeteva “Come back”.

Anche quest’anno l’esecuzione è stata particolarmente empatica, accompagnata dal continuo canto del pubblico presente.

A tratti Veder si è fatto accompagnare da un quartetto d’archi che diventa protagonista in una versione del tutto strumentale di Alive fatta con Vedder momentaneamente fuori dal palco e, ovviamente, con le parti di testo coperte dai 45 mila presenti.

Non sono mancate nemmeno le Cover, come l’intro di Brain Damage dei Pink Floyd o Should I Stay Or Should I Go dei The Clash, eseguita con un ukulele amplificato e distorto o, ancora, Song of Good Hope cantata mentre lo stesso Glen Hansard lo accompagnava alla chitarra.

Dopo circa due ore, come nelle migliori tradizioni, il concerto si chiude con Rockin’ In The Free World, la ormai immancabile cover di Neil Young con cui siamo abituati a veder chiudere anche i concerti dei Pearl Jam.

Una prova di spessore per un artista che, da solo o con i suoi PJ, riesce sempre a trasformare i concerti in riti ed il pubblico in seguaci, pronti per effettuare una nuova catarsi.

Vedder suonerà in Italia per una seconda data, a Barolo, il prossimo 17 giugno. Con questo sono tre anni di fila che, da solista o con i PJ, Eddie Vedder dimostra il proprio amore per il nostro paese inserendolo nei propri tour e, a quanto ha annunciato durante la serata, è probabile che per l’anno prossimo lo vedremo nuovamente da queste parti, questa volta assieme a tutta la band.

 

La scaletta di Eddie Vedder

Cross River

Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town (Pearl Jam)

I Am Mine (Pearl Jam)

Brain Damage (Pink Floyd cover) / Immortality (Pearl Jam)

Wishlist (Pearl Jam)

Indifference (Pearl Jam)

Wildflowers (Tom Petty cover)

Far Behind

Just Breathe (Pearl Jam)

Can’t Keep (Pearl Jam)

Sleeping By Myself

Guaranteed

Black (Pearl Jam)

Parting Ways (Pearl Jam)

Should I Stay Or Should I Go (The Clash cover)

Porch (Pearl Jam)

Alive (strumentale)

Unthought Known (Pearl Jam)

Better Man (Pearl Jam)

Sleepless Nights (Everly Brothers cover)

Song of Good Hope (Glen Hansard cover)

Society

Hard Sun (Indio cover)

Rockin’ In The Free World (Neil Young cover)