DE GREGORI IN STATO DI GRAZIA RISCOPRE LE SUE CANZONI IN CHIAVE SINFONICA

DI CINZIA MARONGIU

“Ma non riesco più a cantare Viva L’Italia”

Non mi faccio trascinare in polemiche politiche

E in effetti tutto scorre in questa prima magica serata del suo tour estivo che lo porterà nei luoghi storici e artistici più belli d’Italia, da Roma a Taormina (1l 14 giugno), da Lucca a Rimini, da Genova a Torino, da Firenze a Fasano, Soverato e a Palermo fino all’Arena di verona e poi ancora agli Arcimboldi di Milano a fine settembre. L’opening act è di Tricarico, “un artista che mi piace moltissimo, mi ricorda il grande Piero Ciampi. E poi è un tipo un po’ sghembo, proprio come me”. L’intro è strumentale. Poi arriva “Generale” e stende subito tutti. Tra i 22 brani in scaletta (“che sarà sempre la stessa, tranne un pezzo “ballerino”, “Guarda che non sono io”) De Gregori inserisce anche Pablo “che con la band non riuscivo più a fare. Lo facevo solo chitarra e voce. Ora invece con l’orchestra trova la giusta dimensione”. Il brano dà l’occasione al cantautore dimettere i puntini sulle “i” riguardo al suo impegno politico e di chiarire quanto non voglia farsi trascinare in nessuna polemica o discussione sull’attualità: “Pablo non è un pezzo ideologico e io non sono diventato un rivoluzionario. Era ispirato ai Malavoglia e agli ultimi nel mondo”. A chi insiste a chiedergli perché non voglia parlare di politica, De Gregori risponde secco: “Perché non voglio esporre banalmente delle cose”. E si limita a dire che “Viva L’Italia” è assente dalla scaletta perché è “una canzone assertiva, pugnace, con il dito puntato su certe cose. E in questo periodo non me la sento di farla. Stop”.

Con Elvis mi sono fatto un piccolo regalo

Il concerto, oltre due ore, si snoda tra successi come “La donna cannone”, “Alice”, Titanic” e “La storia siamo noi” ma anche tra brani meno baciati dalla fortuna, come “Due zingari” e “Il guanto”. Il che dà a De Gregori l’occasione per lanciare un vero e proprio anatema sulle radio: “Non è stato un successo né per colpa mia e nemmeno per colpa di chi la suonava. Ma delle radio che non la passavano e che continuano a passare solo musica di merda”. Applausi e risate tra il pubblico per questo De Gregori entertainer che si diverte a contraddirsi e spiazzare i suoi fan: Ho sempre detto che le canzoni non si spiegano. E invece oggi ho voglia di raccontarvele. È bello contraddirsi”. Il bis è affidato a “Can’t Help falling in love with you” di Elvis Presley perché “questa canzone mi ha sempre fatto sognare. Mi sono sempre detto come sarebbe bello cantarla. E allora oggi mi faccio un piccolo regalo”. Si chiude con “Buonanotte fiorellino”e con una versione da brividi di “Rimmel”perché poi tutti sappiamo benissimo che “qualcosa rimane tra pagine chiare e le pagine scure”.

Un’orchestra di 40 elementi, lo Gnu Quartet e la sua storica band ad accompagnarlo. A fare da sfondo, le Terme di Caracalla: “De Gregori Orchestra – Greatest Hits Live” fa emozionare perfino il Principe che confessa: “Bello contraddirsi”

De Gregori in stato di grazia riscopre le sue canzoni in chiave sinfonica: 'Ma non riesco più a cantare 'Viva l'Italia'

Francesco De Gregori è nato a Roma 68 anni fa (Foto di Giovanni Canitano).
di Cinzia Marongiu   –   Facebook: Cinzia Marongiu su Fb

Uno spettacolo di accecante bellezza. Provate a immaginare le rovine dorate delle Terme di Caracalla che incorniciano un’orchestra sinfonica completata da un quartetto d’archi e da una band. E al centro Francesco De Gregori che reinterpreta in chiave sinfonica con arrangiamenti ad hoc i più grandi successi del suo sterminato repertorio. C’è di che rimanere senza fiato. L’emozione del pubblico al debutto di “De Gregori & Orchestra – Greatest Hits Live” è palpabile almeno quanto quella del Principe che si presenta vestito di chiaro, camicia in fantasia e quel misto di disincanto e ironia con cui seduce chiunque. Lui stesso poco prima di salire sul palco confessava la straordinarietà della situazione: “Sono soddisfatto ed eccitato. Vorrei dire anche tranquillo per quanto si possa essere tranquilli per un debutto così importante. Faccio una cosa che non ho mai fatto in vita mia. Quello che mi sembra di avere raggiunto, è qualcosa da cui un musicista deve farsi tentare. Cantare a Caracalla è un’emozione importante”.

 La canzone è qualcosa di vivo, non è immutabile

De Gregori, accompagnato sul palco dalla Gaga Symphony Orchestra, dallo Gnu Quartet e dalla band che lo accompagna da molti anni, racconta come ha raccolto questa sfida: “A un certo punto un artista deve farsi tentare dal suono orchestrale. È inevitabile: l’orchestra cambia tutto, produce timbriche e dinamiche già nascoste nelle canzoni, aumentandone le potenzialità e facendomi scoprire sorprese. Il mutamento è un privilegio delle canzoni rispetto ad altre forme espressive, come un quadro o un film. Chi scrive se lo può permettere e io me lo permetto”. E ancora: “La canzone è qualcosa di vivo: non può rimanere immutata, intoccabile come un’icona. Sta all’onestà dell’interprete riconoscere i cambiamenti che sono avvenuti. Sarebbe un falso in atto pubblico perché non ci sono più quegli impianti, quei musicisti. Panta rei”.

Non mi faccio trascinare in polemiche politiche

E in effetti tutto scorre in questa prima magica serata del suo tour estivo che lo porterà nei luoghi storici e artistici più belli d’Italia, da Roma a Taormina (1l 14 giugno), da Lucca a Rimini, da Genova a Torino, da Firenze a Fasano, Soverato e a Palermo fino all’Arena di verona e poi ancora agli Arcimboldi di Milano a fine settembre. L’opening act è di Tricarico, “un artista che mi piace moltissimo, mi ricorda il grande Piero Ciampi. E poi è un tipo un po’ sghembo, proprio come me”. L’intro è strumentale. Poi arriva “Generale” e stende subito tutti. Tra i 22 brani in scaletta (“che sarà sempre la stessa, tranne un pezzo “ballerino”, “Guarda che non sono io”) De Gregori inserisce anche Pablo “che con la band non riuscivo più a fare. Lo facevo solo chitarra e voce. Ora invece con l’orchestra trova la giusta dimensione”. Il brano dà l’occasione al cantautore dimettere i puntini sulle “i” riguardo al suo impegno politico e di chiarire quanto non voglia farsi trascinare in nessuna polemica o discussione sull’attualità: “Pablo non è un pezzo ideologico e io non sono diventato un rivoluzionario. Era ispirato ai Malavoglia e agli ultimi nel mondo”. A chi insiste a chiedergli perché non voglia parlare di politica, De Gregori risponde secco: “Perché non voglio esporre banalmente delle cose”. E si limita a dire che “Viva L’Italia” è assente dalla scaletta perché è “una canzone assertiva, pugnace, con il dito puntato su certe cose. E in questo periodo non me la sento di farla. Stop”.

Con Elvis mi sono fatto un piccolo regalo

Il concerto, oltre due ore, si snoda tra successi come “La donna cannone”, “Alice”, Titanic” e “La storia siamo noi” ma anche tra brani meno baciati dalla fortuna, come “Due zingari” e “Il guanto”. Il che dà a De Gregori l’occasione per lanciare un vero e proprio anatema sulle radio: “Non è stato un successo né per colpa mia e nemmeno per colpa di chi la suonava. Ma delle radio che non la passavano e che continuano a passare solo musica di merda”. Applausi e risate tra il pubblico per questo De Gregori entertainer che si diverte a contraddirsi e spiazzare i suoi fan: Ho sempre detto che le canzoni non si spiegano. E invece oggi ho voglia di raccontarvele. È bello contraddirsi”. Il bis è affidato a “Can’t Help falling in love with you” di Elvis Presley perché “questa canzone mi ha sempre fatto sognare. Mi sono sempre detto come sarebbe bello cantarla. E allora oggi mi faccio un piccolo regalo”. Si chiude con “Buonanotte fiorellino”e con una versione da brividi di “Rimmel”perché poi tutti sappiamo benissimo che “qualcosa rimane tra pagine chiare e le pagine scure”.