E AL BAR TUTTI A FESTEGGIARE CRISTIANA E NON CRISTIANO

DI DARWIN PASTORIN

E al bar tutti a celebrare Cristiana e nonSì, sta succedendo. Partita dopo partita. Un’onda lunga, travolgente: di ammirazione e passione. Una vera e propria rivoluzione. L’impossibile che diventa possibile. Nel bar vicino a me, un bar dove il calcio è un rito laico, dove “il sarrismo” è  fede o peccato, dove gli esperti di mercato cominciano le discussioni con il primo caffè e le finiscono con l’ultimo giro di grappino, a notte fonda e ancora presi dalla domanda “giusto vendere Dybala per Icardi?”, dove l’ultima donna a parlare ha chiesto ”È qui mio marito?”, e il marito stava, in quel momento, pontificando sul campionato finlandese: bene, in questo bar, ora si parla soltanto, con rispetto e devozione, della nazionale di calcio femminile.

A spezzare l’ultima catena è stata questa frase: “Sembra di essere tornati ai tempi di Pablito, del mundial ’82! E quella Girelli con i tre gol mi ha proprio ricordato Rossi con il Brasile. Per non parlare dell’allenatrice Milena Bertolini: una maga”. Un trionfo per le nostre ragazze, reduci dal 2-1 all’Australia e dalla goleada alla Giamaica: 5-0. Adesso, per completare il girone, manca il Brasile: ma Sara Gama e compagne sono già qualificate per gli ottavi. E il bar non è più indifferente, non ci sono più sorrisini, sarcasmo: “Sono fenomenali. Giocano un calcio da applausi”. E quello della Juve, vantandosi: “Tutti i gol portano la firma bianconera!”. Il pentito è alla sua seconda sambuca: “Mia figlia voleva giocare, aveva più talento del fratello,  ma io…”. Pacche sulle spalle arrivano a consolarlo. Ma lui, niente: non riesce a darsi pace. Fino alla definitiva consacrazione, da parte del più esagitato: “Cristiana è più forte di Cristiano, credete a me. La Girelli ha più senso del gol di Ronaldo”. Cala il silenzio. Ma nessuno protesta. E a parlare è stato pure un interista. Qualcuno, persino, fa sì con la testa.