E SE IL PARADISO FOSSE UNA INVENZIONE…?

DI PAOLO VARESE

Il paradiso. Secondo molte religioni, alla fine della vita le anime si dirigono altrove, in paradiso, oppure all’inferno. Dalle schiere angeliche alle Uri di Allah, per chi non pecca oppure per chi si pente, dipende dalla variante, esiste una ricompensa divina, la pace ancestrale, mentre per i malvagi, oltre alla spada di Zorro, è previsto l’Inferno. Poi c’è chi ha aggiunto il purgatorio o altri intermezzi vari, ma fondamentalmente il principio base è molto semplice: se ti comporti bene vieni promosso, se ti comporti male sei bocciato. Certo, testi mistici e religiosi accompagnano questa visione da tempo immemore, anzi, si può dire che il concetto di vita oltre la vita esista da sempre. O quasi. In realtà dei culti primigeni sappiamo ben poco, anzi, si può dire che di quel che è noto sappiamo tutto mentre per l’ignoto andiamo a tentoni, considerando legge ciò che i testi sacri riportano. Eppure c’è una versione della faccenda diversa, perlomeno in certi ambiti, e riguarda la reincarnazione. Già, la reincarnazione, il trasmigrare delle anime. Nell’antichità molte popolazioni credevano in questo concetto, dai caldei agli egizi agli indiani. Ed inoltre due filosofi greci avevano teorizzato questa possibilità, due pesi massimi del libero pensiero, Platone e Pitagora, anche se quest’ultimo la concepiva come una sequenza destinata a terminare con la purificazione finale, o catarsi. Ovviamente si tratta di un teorema religioso destinato a produrre notevoli sommovimenti, in special modo perchè, se si accertasse il concetto di anime che migrano, verrebbe a mancare lo stimolo per l’accumulo personale, per il duro lavoro, eliminando il concetto di dinastia, di famiglia, di stirpe. Chi onorerebbe il figlio di un re sapendo che in realtà potrebbe avere l’anima di un macellaio, di un folle, di un assassino o di un semplice borghese? Le religioni che inneggiando ad un paradiso garantiscono la stabilità dello status quo, il sacrificio personale per omaggiare un culto, il mantenimento delle caste sacerdotali che a loro volta potrebbero essere interconnesse con quelle economiche. Ma sarebbe folle, vorrebbe dire aver lavorato duramente e per secoli, cancellando tutte le tracce del passato, le testimonianze ataviche e storiche. Esistono testi antichi che trattano di reincarnazione e Karma, ma sono tutti posteriori ai testi religiosi tradizionali, quindi non esiste prova che ci siano state manipolazioni riguardo concetti legati alle anime in transito. E se a qualcuno appare strano che una civiltà antica come quella della valle dell’Indo abbia prodotto scritti su questa tematica solamente a partire da una certa data, bisogna ricordare che l’Islam è divenuta una religione nazionale in quel sub continente in tempi remoti, con tutto il tempo a disposizione quindi per poter eventualmente cancellare certe tradizioni o teorie, soprattutto considerando che i Veda, gli scritti relativi ai precetti sacri, hanno iniziato ad essere trascritti solamente dal 1000 d.c., pur avendo una antichità stimata almeno a 1500 anni prima, almeno, il che significa che potrebbero risalire ancora a più lontano nel tempo . Ma sono semplici speculazioni filosofiche, ed in realtà la reincarnazione non esiste, non è provata, il paradiso bisogna guadagnarselo qui, soffrire ed espiare puntando ad un futuro di pace e serenità, senza pensare che se ci fosse certezza di un ritorno in qualunque posto con qualsiasi veste cercheremmo di rendere il mondo un posto migliore per tutti.