SBARCATE QUEL “CARICO” ALTROVE

DI LUCA SOLDI

La nave Sea Watch 3 con a bordo un carico “prezioso”, dal valore inestimabile, 52 persone, è a 15 miglia dall’isola di Lampedusa. Da due giorni è in acque internazionali. Le questione, per la portavoce della Commissione Ue, Natasha Bertaud, si risolve in partenza: “Tutte le navi con bandiera europea devono seguire le regole internazionali e sulla ricerca e salvataggio in mare, che significa che devono portare le persone in un porto che sia sicuro. La Commissione ha sempre detto che queste condizioni non ci sono attualmente in Libia”.
DI parere diverso il governo italiano che assolutamente non accetta di rispettare la regole di far effettuare lo sbarco in un porto sicuro.

“Ho appena firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal Nuovo Decreto Sicurezza. Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficanti”, ha detto così il ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Dunque si chiede di sbarcare quel “carico” per noi prezioso altrove.
Magari in Libia, magari fuori da occhi indiscreti.
Questo in sostanza l’ordine che arriva da quel Paese che non riconosce il diritto del mare.
“Noi non riporteremo mai nessuno in Libia”, ribadisce la portavoce della Ong Sea Watch Giorgia Linardi, ripetendo quanto il comandante aveva già detto ieri, ovvero sia che “la Libia non è un porto sicuro”, dicendo così di volgere la prua verso Lampedusa e chiedere all’Italia la concessione del porto sicuro mentre il ministro Salvini la accusava di essere una “nave illegale” e di “sequestrare i migranti” che avrebbero dovuto essere riportati a Tripoli, un porto che sia l’Unhcr che l’Oim hanno indicato come non sicuro invitando le autorità a fornire alla Sea Watch una diversa destinazione.

“Le persone a bordo ci hanno raccontato di aver trascorso lunghi periodi di detenzione in Libia – continua Linardi in un video postato su Twitter – e di aver subito vessazioni inenarrabili. Una persona ci ha raccontato di essere stato costretto a seppellire cadaveri per preparare il centro di detenzione alla visita di operatori esterni cercando di renderlo più presentabile. Anche il più piccolo dei naufraghi che ha solo 12 anni è stato imprigionato, senza un valido motivo. Un’altra persona ha raccontato di essere stata venduta ed ha lavorato come servo per riconquistarsi la libertà e partire per mare. Molte persone raccontano di essere state riportate indietro. Un altro naufrago ci ha raccontato di aver assistito all’uccisione di un familiare con un colpo di kalashnikov sempre mentre era in detenzione. Noi non riporteremo mai nessuno in un Paese in cui avvengono queste cose e ci aspetterremmo che i nostri Governi si impegnassero perché questo non avvenga invece di alimentare la spirale del traffico”.

La serata ha visto un improvviso atto di clemenza. Dieci delle persone che erano a bordo sono state autorizzate a sbarcare a Lampedusa.

Il ministero degli interni avrebbe autorizzato lo sbarco di tre minori, tre donne, di cui due incinte, due accompagnatori e due uomini che necessitano di cure mediche.

Queste persone verranno trasferite sull’isola con una motovedetta della Guardia Costiera.

La foto è riferita ad un altro “carico” a noi prezioso