LA GRANDE SFIDA DI SARRI

DI CLAUDIO VALERI

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8 anni fa, un cinquantaduenne Maurizio Sarri allenava il Sorrento. Poi dall’Empoli è passato al Napoli, quindi al Chelsea, dove ha vinto l’Europa League, ed ora alla Juventus. E’ la sua occasione più grande; lui, figlio di un operaio dell’Italsider di Napoli, chiamato a casa Agnelli, a far sognare la Champions league ai figli ed ai nipoti di quei torinesi, napoletani, calabresi, pugliesi, lucani, sardi e siciliani che che c’erano ai tempi delle lotte dell’autunno caldo, dei cancelli picchettati della Fiat Mirafiori, dei licenziamenti e della cassa integrazione. E lui è stato chiamato a Torino per portare a casa Gianduja la coppa dalle grandi orecchie. Se ci riuscirà ,nella Torino bianconera potrà anche stabilirsi per sempre, ammesso che venga affascinato dalla Mole, dalla collina e dal Po, altrimenti lo manderanno via prima della scadenza del contratto, non con la cassa integrazione, ma con una lauta buonuscita che saprà di sonoro fallimento. L’uomo che otto anni fa allenava il Sorrento lo sa e sa anche di essere amato dai tifosi bianconeri come nella Verona di Romeo e Giulietta un Montecchi dai Capuleti. E’ la sua grande sfida e questa volta non c’entrano i soldi, soltanto la sua grande occasione in un posto apparentemente calmo che ha vissuto troppe volte la grande illusione.