PROF SUICIDA A NAPOLI, GLI STUDENTI: ‘NOI SAPPIAMO TUTTA LA VERITÀ’

DI CHIARA FARIGU

Piangono, si disperano per quel prof che ha preferito lavare col sangue, il suo sangue, quell’infamia che gli era piovuta addosso. Un’accusa troppo grande per le sue fragile spalle, quella di violenza sessuale su due allieve ancora minorenni.

Tutti a scuola lo sapevamo, non abbiamo mai sospettato nemmeno per un secondo che Enzo (il professor napoletano che in seguito all’accusa di violenza era finito agli arresti domiciliari) si fosse macchiato di quelle orribili nefandezze. Abbiate il coraggio di scrivere la verità, che quelle accuse erano totalmente inventate’, grida qualcuno ai giornalisti presenti in cerca di news davanti al cancello del liceo Vico dove si sono riuniti studenti, docenti e genitori per ricordare il prof, il collega, l’amico.

Sono oltre trecento. A turno raccontano aneddoti e momenti trascorsi con il loro ‘dolce e buono prof’. Altri hanno preferito lasciare un ricordo, una preghiera un ultimo saluto sui social. Ma il coro è unanime: Enzo era innocente. Non conosceva il male né la cattiveria degli uomini. Ha dovuto fare i conti con l’una e con l’altra. Alle quali si è aggiunta una gogna mediatica, dopo l’arresto, che lo ha annientato. Lui che si nutriva di pane e matematica, intriso pure di fisica, materia da sempre ostile alla stragrande maggioranza degli studenti che lui però sapeva rendere gradevole, leggera e briosa.

Era nato per insegnare, raccontano di lui. Era un punto di riferimento per ogni studente in quel liceo. Una certezza per i genitori, un valore aggiunto per i colleghi e il dirigente che di lui avevano la massima stima.

Era anche marito e padre di un bimbo piccolo. Chissà, forse è stato proprio il pensiero del figlio ad annientare la volontà di lottare, dove e come trovare le parole adatte per raccontargli ciò che stava accadendo al suo papà? Certe infamie rimangono appiccicate addosso anche dopo una sentenza di innocenza. Figuriamoci adesso che la macchina del fango si era appena messa in moto.

Alla magistratura l’arduo compito di accertare i fatti e stabilire la verità. Enzo non sarà in Aula, lui, la sua verità l’ha firmata col sangue. E’ la stessa sulla quale non hanno dubbi i suoi studenti, il loro prof era ed è innocente.

Rimane una domanda, anzi più di una, dov’era questa folla quando il prof sprofondava nella disperazione più nera schiacciato da un peso talmente insopportabile da preferire la morte? E i colleghi e il dirigente scolastico che tanto lo apprezzavano? Dov’era la vicinanza, la solidarietà quando a scuola arrivavano gli ispettori mandati dall’Ufficio Scolastico?

Urlare ‘era innocente’ andava fatto prima, quando forse tutto (forse) era ancora era possibile.

‘Noi sappiamo tutta la verità’ , dicono gli studenti: quale verità? Il tributo di ieri al prof al collega all’amico, appassionato e doveroso, è giunto fuori tempo massimo.
Nel dolore, come nelle disgrazie, si è sempre soli. Così  nella morte

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