INTERVISTA AD ANITA COCCIANTE, INSEGNO EDUCAZIONE EMOTIVA

DI ELISA BENZONI


Il volontariato ha tante facce. C’è chi assiste i malati, chi pulisce la città, chi aiuta alla Caritas; e poi ci sono storie come quella di Anita volontaria in una scuola elementare, la “Caterina Usai” nel quartiere Talenti di Roma.
Maestra per 43 anni allo Chateaubriand, scuola francese della capitale, va in pensione e trova un nuovo lavoro sempre in una scuola, ma senza retribuzione. “Non avrei mai potuto non far nulla, e i giardinetti non fanno per me”.
Che poi l’Anita in questione poi sia Anita Cocciante, sorella di Riccardo, ti fa pensare che forse l’arte e l’estro potrebbero anche avere a che fare con i cromosomi…
Nata a Saigon, dove viveva con la famiglia per il lavoro del padre, si trasferisce a Roma nel 1957; mantenendo, come per altro tutto il resto della famiglia, la doppia identità italo-francese.
Anita insegna oggi una materia strana che va dal disegno al canto passando per l’educazione motoria e quando gli chiedi il nome di questa misteriosa materia risponde “educazione emotiva e artistica”.
“I bambini hanno potenzialità inutilizzate per vari motivi e si tratta di potenzialità né enfatizzabili né codificabili al livello scolastico. Bambini e genitori sono troppo abituati a un modello competitivo che è quello dei voti. Modello a cui forse non ci si può sottrarre… ma c’è altro da coltivare. Materie che hanno più a che fare con l’anima con l’essenza stessa delle cose. È questo il mio modello pedagogico, punto in alto…”.
E i bambini come si rapportano con lei e con questo?
“Apprendono, sanno di seguire una lezione elaborata e complessa e sentono gratificazioni nell’assenza del voto e della naturale competizione scolastica”.
Il risultato, Anita, è veramente entusiasmante.
“Lo so lo vedo nei bambini che crescono. Queste generazioni hanno perso socialità e gioco di strada. Non hanno senso del ritmo, non fanno il girotondo, non l’elastico, non la corda, non la campana. Sono diversi anni luce dalle generazioni precedenti e non solo per l’invasione tecnologica”.
Da 3 a 4 ore al giorno. Dalle prime alle quinte elementari. 3 eventi l’anno: saggi, recite e sfilate. In una scuola, la Caterina Usai, molto popolosa con oltre 500 alunni.
“L’ottimo rapporto con la scuola mi ha consentito di muovermi in libertà. Passiamo dal disegno, al canto, alla giocoleria, alla recita alla manifestazione teatrale vera e propria, non prima della quinta. È un percorso di consapevolezza emotiva al quale sono felice di dare un contributo”.
I bambini come reagiscono?
“Il mio è insegnamento senza stress e senza attestati. Lo vedono come un regalo che faccio loro quotidianamente. Almeno mi piace vederla così”.
D’altra parte, cara Anita, tu ai giardinetti non ci vuoi stare.
“No, ma la scuola è finita e sto partendo, faccio la costumista in un piccolo villaggio famigliare nel Cilento. I giardinetti, per me, rimarranno vuoti anche questa estate”.