LA MISSIONE IMPOSSIBILE DI CONTE A BRUXELLES. IL PREMIER CON LE ARMI SPUNTATE

DI MARINA POMANTE

Il presidente del Consiglio Conte è oggi a Bruxelles per affrontare e scongiurare la temuta procedura d’infrazione per eccesso di debito che minaccia il nostro Paese.
Si presenterà tuttavia, privo dell’unica arma che potrebbe costituire la prova che l’Italia stia volando verso una ripresa, ossia il documento che dimostri l’assestamento di bilancio di metà anno. Un segnale che dimostrerebbe il successo della linea intrapresa sulla correzione dei conti.

Avrà invece una lettera che rappresenta il risultato dei diktat dei vicepremier Di Maio e Salvini. Tenterà comunque di ottenere tempo dalla Commissione europea. L’obiettivo è di far slittare l’eventuale procedura in autunno, evitando così la “finestra elettorale” di luglio, che offrirebbe a Salvini l’opportunità di andare al voto per la fine di settembre. Altra ragione, certamente non meno importante, è arrivare ad un giudizio di Bruxelles solo dopo la Legge di Bilancio che sarà varata ad ottobre.

Insomma la parola d’ordine è: temporeggiare, ma anche persuadere. Due desideri quasi impossibili.
Ci sarà però anche un attacco del nostro Paese a quelli che sono considerati “paradisi fiscali” all’interno dell’Unione, comportamento questo, giudicato più volte sleale.
La lettera di Conte conterrà anche una critica aperta verso quei Paesi che ricorrono ad un vero e proprio dumping fiscale (il ribasso di aliquote e pressione per attrarre contribuenti esteri, per trarne comunque guadagni supplementari).

Tra l’altro il premier chiederà che prima di procedere alla questione della sanzione, ci si occupi di decidere il nuovo organigramma europeo. Il dossier era in calendario al Consiglio Ue, il 20 e 21 giugno, ma è stato rinviato. Mentre il termine per il dibattito sulla sanzione è fissato al 9 luglio.

Saremmo disposti a rinunciare a un commissario europeo e le nostre richieste puntano su Industria, Concorrenza e Commercio. Ha spiegato Giuseppe Conte, come la logica delle nomine vada trattata a “pacchetto” e non possiamo pensare solo alla presidenza della Commissione, una volta ottemperata la fase dei commissari. In pratica, le nomine, secondo il principio sostenuto da Conte, devono avvenire simultaneamente proprio per evitare un risultato sicuramente negativo.

Tutti i partner e le istituzioni europee hanno ricevuto una nota del nostro premier, sei pagine dove viene chiesta una fase costituente e la stesura di regole nuove. Il target è il superamento dell’austerità e nuova linfa per la crescita. Nel testo si parla inoltre della necessità di garantire “un dialogo aperto e costruttivo con la Commissione”. Ma il presidente del Consiglio ammonisce anche sulla ricerca di un “equilibrio tra stabilità e crescita”, richiamando al valore della coesione sociale ed economica degli Stati.

Cosa chiede la Ue? La Commissione ci chiede una manovra correttiva ed è già noto l’atteggiamento di diniego dei vicepremier Di Maio e Salvini, da ciò, il ministro per l’Economia, Giovanni Tria e il Premier, potranno portare sul tavolo di Bruxelles la promessa della flessione del rapporto deficit-Pil al 2,2% piuttosto che, come programmato, al 2,4%. Le risorse sono frutto del risparmio derivato dalle Misure: Quota 100 e Reddito di cittadinanza.

Le prossime ore chiariranno meglio il percorso che ci si dovrà avviare a compiere. Intanto, a Salvini piacendo, che scalpita per la Flat tax, il premier ha già detto che se ne parlerà ad ottobre. Anche i tempi per la nomina del ministro degli Affari europei sono prematuri. Fintanto che è in corso la trattativa sulla procedura d’infrazione. Conte ha tenuto a precisare che per adesso con Bruxelles ci parla lui e il ministro Tria.

La missione impossibile di Conte a Bruxelles. Il premier con le armi spuntate. Invece di proposte per assestamento bilancio solo richieste per le nomine. Sembra inevitabile la procedura d’infrazione (di Marina Pomante)