DICE, A ROMA VOGLIONO LA MAFIA

DI PAOLO VARESE

E gnente, a Roma la ggente non è mai contenta, e se je levi la mafia se lamentano pè la monnezza, e se je levi a monnezza se lamentano pè le buche, allora tu je blocchi er traffico così pijano li mezzi pubblici ma se lamentano che fa cardo che se stà stretti che non ariveno in tempo, allora tu je blocchi e scale mobbili così usano li busse invece de la metro e te dicheno che li busse pijano foco. Ahò, romani, fate pace cor cervello, che volete? Che qui non è che c’avemo tempo da perde co li vostri lamenti. Dice, chiedemo solo li nostri diritti. Ah si? Li vostri diritti? E li nostri invece de diritti? Cioè, che uno spigne pe tutta a campagna elettorale raccontando de tutto e de ppiù, e poi invece se trova a dovè mantenè le promesse. Ahò, e allora ditelo, che uno se mette er core in pace e resta all’opposizione, senza fa troppi sforzi. Che v’avevano promesso l’artri? Roma pulita? Lavoro pè tutti? Na città vivibbile? Ecco, allora chiedetelo a loro, che noi amo promesso onestà, e su questo non potete dì nulla, che quella ce stà tutta. Dice, si ma quarcuno de voi aveva promesso de cambià Roma e rivortalla come n guanto. Embè? Ndo stà la farsità? Mica avevamo detto guanto sporco o pulito. O quarcuno po dì er contrario? Avevamo promesso le piste ciclabbili? Embè, l’amo fatte, poi che so impraticabbili mica è un probblema nostro, oppure quarcheduno po’ tirà fori un documento in cui dicevamo che le piste ciclabbili sarebbero state praticabbili? Eh, belli miei, che carta canta villan dorme e can che abbaia non morde, che ce sta sempre bene. che poi uno dice, ma l’artri mica avevano ridotto Roma così, e te credo, davano un corpo ar cerchio e uno alla botte, perché l’artro, quello prima di noi, che ha speso 800 mila pippi pè rifà via der Babbuino, mica ha creato li spazi pè li parcheggi, cosicchè li cammions se parcheggeno su li marciapiedi, che se rompeno, e tocca rifalli, e tocca ripagà. Dice, si ma quelli prima a monnezza non la lasciaveno pè strada, ma anfatti, la buttavano tutta assieme cosicchè poi ce facevano a murta pè la mancata spartizione. Noi non la raccojemo all’inizio e così evitamo le murte, mettece nà pezza adesso. Dice, si ma le buche nascono dar mancato lavoro che hanno fatto l’artri, che se facevano manutenzione allora ora c’avevamo le strade sane. Vero, ma si carcoli che così se so rotti li cerchioni de tante machine amo snellito er traffico, come vedi c’è sta sempre la risposta giusta. È che er popolo s’è messo in testa de potè dì la sua, mentre ciò che conta è la nostra, di chi sta lassù, cioè no lassù lassù nell’arto dei cieli, che sarvo ognuno ha cose più importanti a cui pensà, ma lassù nelle stanze der potere, nei corridoi della politica, nei giardini della opulenza. Insomma, er fatto è chiaro, er popolo se lamenta sempre e comunque, tanto vale fallo sfogà, che si non eravamo noi erano l’artri, e allora facevano bene l’imperatori antchi, panem et circensem, divide et impera, ora et labora, mater sempre certa est. e mettece na pezza.