CREARE UN’ALTERNATIVA PER IL PAESE: LIBERI OLTRE A SESTO SAN GIOVANNI

DI SIMONE BONZANO

LIberi Oltre le Illusioni: cambiare l’Italia è possibile, ma bisogna partire dalle basi e lottare contro le fake news politico-economiche.

In diretta da Sesto San Giovanni, sede della due giorni di politica ed economia “Liberi, Oltre le Illusioni”, il live blog del Caffè e l’Opinione. Aggiorneremo questo post ogni due ore alla fine di ogni sessione della kermesse. Per gli interessati – in fondo è sabato, potete godervi dei video con dei dati veri dopo anni e anni di talk-show fatti di urla, opinioni errate e cifre date a caso, trovate fissato in alto lo streaming YouTube della kermesse. Il Caffè e l’Opinione seguirà l’evento anche dall’account Twitter @caffeopinione.

  • Ore 10:00, distorsioni fiscali con Alessio Argiolas, Sandro Brusco, Dario Stevanato

Un sistema fiscale che genera diseguaglianze e ha quattro effetti, voluti o meno:

  • disincentivare al lavoro
  • disincentivare la produttività
  • lobbyzzare l’elettorato
  • impoverire il paese

Perché? Lo spiegano Alessio Argiolas, Sandro Brusco e Dario Stevanato assieme a Gianluca Codagnone. Brusco introduce l’argomento presentando come l’attuale sistema fiscale italiano contenga delle vere e proprie trappole di povertà, fra cui, le più eclatanti sono gli “80 euro”, i quali, per esempio, finiscono per creare aliquote marginali su straordinari o, ancora più eclatanti, le detrazioni per coniuge che hanno il brutto difetto, dati alla mano, di disencentivare la partecipazione al lavoro del coniuge nei redditi bassi. L’esempio è impressionante: stanti le soglie attuali, per un coniuge in famiglia mono-reddito, accettare un part-time da 300 euro al mese equivale a perdere le detrazione e vedersi imporre un aliquota marginale del 18%

Un altro esempio lo porta Dario Stevanato che cita il regime forfettario attuale come una falso sistema di incentivi fiscali che diventa, per via di un ricatto interno basato sulla distinzione forfettario=paradiso / Irpef progressivo = inferno, un’altra gabbia di povertà che, sottolinea Alessio Argiolas, il libero professionista

Una vera e propria distorsione, che viene ripresa da Alessio Argiolas per cui l’attuale sistema fiscale, ovvero l’Irpef e il regime forf, finisce per creare un sistema distorto e contraddittorio dove, paradossalmente, l’incentivo per il libero professionista è quello di limitare (legalmente o meno) i propri profitti che diventa un freno, poi, alla raccolta fiscale, ai consumi e alla creazione di posti di lavoro. Il sistema, approfondisce Argiolas, finisce per alterare il libero mercato e la concorrenza perché a parita di professione, un professionista a regime forfettario può offrire uno sconto del 22% e farlo sfruttando un sistema che – se superi le soglie – non si adegua subito, ma aspetta l’anno fiscale successivo.


Ore 11:00, distorisioni fiscali con Alessio Argiolas, Sandro Brusco, Dario Stevanato

Questo provoca un altro effetto distorsivo: la scelta del contribuente a sfruttare il sistema a proprio vantaggio o chiudendo e rinunciare ad utile o postponendo le fatture al successivo anno fiscale o, infine, facendo in nero. Nel paradosso che è l’Italia, solo quest’ultimo è “illegale”. Risultato del sistema è il nanismo autoindotto: lo Stato, in pratica, incentiva la libera impresa a rimanere piccola, fragile e poco produttiva con ricadute a raffica su conti pubblici, PIL e occupazione.

Incompetenza? Anche, ma, sottolinea Stevanato c’è anche qualcos’altro: un sistema del genere è facilmente controllabile e finisce per generare il fenomeno del lobbysmo elettorale su cui i vari governanti pro-tempore “lucrano”. “Se siamo nani” aggiunge Argiolas “siamo più ricattabbili con sussidi di povertà mascherati da incentivi fiscali come il regime forfettario”. In un sistema del genere il risultato è il feudalesimo della fiscalità in cui ogni classe di lavoratori/professionisti/reddito finisce per rapportarsi con il padrone in un rapporto diretto annullando – di conseguenza – ogni universalità del regime fiscale, il quale, alla lunga, si sgretola. Sul breve la lobby X favorita dal governo Y ne esce vincitore, ma sul lungo ne usciamo tutti perdenti.

La soluzione sarebbe quella la rivoluzione fiscale, qualcosa che cancelli queste gabbie autoindotte di povertà, e la soluzione potrebbe essere una Flat Tax, ma non quella pensata dal governo (che, dicono in coro i tre, non ha nulla a che fare con una vera flat tax), bensì una soluzione che sia complementare con una visione di insieme e che richiede la riduzione del perimetro della spesa pubblica. “Fare una riforma fiscale” chiosa Argiolas “senza toccare la spesa è pura follia, il risultato è finanziare il deficit, non creare un vero cambiamento sociale”.


Ore 12:00, nuovi orizzonti fra ecologia e classe media

Dalle distorsioni fiscali siamo passati al problema del futuro del paese dividendoci fra la sessione retta da Costantino De Blasi, Ecologia e Mercato, con Carlo Stagnaro, Giulia Gitti e Marco Cappato, e quella La Classe Media non è più in paradiso, retto da Thomas Manfredi, con Alberto Bisin, Riccardo Puglisi e Luigi Guiso.

Potrebbe sembrare un insensato mix tematico, ma in realtà si è rivelato un ottimo parallelo perché siamo riusciti a mettere in confronto due problemi centrali nel futuro del paese (e del mondo occidentale) e scoprire che sono fortemente connessi. Il trait d’union è la questione delle skills e di come traghettare un paese come l’Italia in quella che, a tutti gli effetti, una transizione di lungo corso dal modello produttivo/sociale degli anni 70/80 a quello futuro. Una transizione che, per colpa della grande crisi del 2008, è già difficile in altri paesi, ma che in Italia è resa ancora più complessa, come sottolin.ea Alberto Bisin, col fatto che il paese sia entrato nella crisi finanziaria languendo in una sua propria crisi strutturale, la quale è una crisi della produttività.

Detto fuori dai denti – come hanno fatto i relatori – il problema si può riassumere in maniera molto semplice: siamo in un momento in cui abbiamo tanti lavoratori con skills che – per i motivi più disparati, fra cui anche ecologici e ambientali – non servono più o, almeno, la cui offerta supera ampiamente la domanda. La soluzione, suggerisce Luigi Guiso, potrebbe essere di correlare istruzione e welfare su un modello che, come è emerso da una discussione privata con Bisin, potrebbe anche essere molto simile a quello tedesco, ovvero formazione, riformazione e perfezionamento, il quale altro non è che una versione “di sinistra” – virgolettato d’obbligo – del modello formativo proprio del liberismo classico.

Le skills tornano nel discorso ambientale che, sottolinea De Blasi, deve essere affrontato anche in Italia in maniera pragmatica e non propagandistica, facendo un chiaro riferimento al modello green-liberal tedesco. Formare le persone a professioni e “lavori” green – l’esempio diretto è quello dello smaltimento dei rifiuti, il riferimento, anche polemico, è la situaizone di Roma. Servono skills quindi  e Marco Cappato – come Giulia Guitti – suggerisce un modo: legare i disincentivi come la Carbon Tax o simili, ad una riforma fiscale a tutto campo che, fra l’altro, favorisca la conversione di imprese e lavoratori al green deal con sistemi progressivi.

Creare nuove skills e fare formazione: un cambiamento che, come dimostrano i fatti politici recenti, sono lontani dalle idee dei politici italiani


Ore 18:00, non giocare nel campo dell’avversario.

Dopo una più che necessaria pausa – fatta anche per girare liberamente fra le tre sessioni contemporanee – l’attenzione cade su la  sesssione di Gianluca Codagnane, con Carlo Favero, Francesco Lippi e Tommaso Monacelli, Monetizzare è come spararsi eroiona in vena. Titolo ad effeto, ma, a fronte della follia minibot  e delle insensate tirata pro-Modern Monetary Theory (MMT) di alcuni membri del Govenro, mai più azzeccato.

Il tema è quello di sfatare i falsi miti della “narrazione” sovranista: stampare moneta dal nulla, la retorica del “e allora il Giappone” e l’austerity. Come dice Francesco Lippi, “chi dice che stampando moneta dal nulla non si produce inflazione non sa di cosa stia parlando e per capirlo basta assumere un governatore argentino o venezuelano” perché, aggiunge Monacelli, non si può creare moneta ad libitum, non esiste la “moneta salvifica”. La moneta, continua Monacelli, è un’operazione di bilancio, la Banca Centrale emette passività – la “moneta” – e incopora asset: stampare moneta senza incoporare asset o facendolo a ripetizione va a minare la fiducia della moneta stessa, ergo, inflazione.

Il collegamento diretto è uno dei pilastri della “propaganda sovranista”: il Quantitative Easing, ovvero se la BCE “stampa moneta” per le banche, perché non lo fa per tutti. Qui interviene Monacelli, che sottolinea come proprio il concetto di “stampare moneta” sia errato perché non si “stampa” nulla, anche e soprattutto con il QE che produce – con un’operazione di bilancio – Base Monetaria dando passività alle banche e incorporando bond delle stesse banche. Si tratta di un processo che ha un limite ed è quello che i teorici MMT non calcolano: gli asset reali che vengono incorporati per la produzione delle maoneta. La base monetaria da la possibilità di creare M3 o “moneta”, ma aumentare uno, come è successo con il QE, non significa aumentare immediamente M3 che è un aggregato di vari componenti. Per questo, chiosa Monacelli, uno Stato può fallire in barba a quello che propaganda Claudio Borghi.

Superato lo scoglio tecnico per sé, Lippi introduce quello che é anche un tema politico, ovvero il ruolo delle aspettattive e della credibilità, due caratteristiche che stabiliscono il “valore” non solo di una moneta, ma di tutta la politica economica. Si tratta di due aspetti che mancano all’Italia non per “pregiudizio morale” come indica Savona, ma dalla storia del paese e dall’atteggiamento pregresso dei governi. Chi, come Borghi, tira fuori la Danimarca come paese che “non può fallire perché stampa moneta” dimentica di dire che dal 1968 ad oggi la Danimarca non svaluta, dice Lippi, che poi domanda: “secondo voi cosa penserebbero i mercati dell’Italia fuori dall’Euro, che farebbe come la Danimarca o, piuttosto, come la Turchia?”

LIBERI OLTRE LE ILLUSIONI

Uno dei quesiti principali che il Caffè e l’Opinione riceve sui social o personalmente, è se esista o meno un’alternativa credibile al quadro governativo italiano di oggi. La risposta – mi perdone.

ranno i supporter del PD – è no, non esiste perché il problema del paese non si limita al razzismo di Salvini o la palese incompentenza di Castelli, Di Maio, Toninelli. Il problema, nel 2019 come nel 2009 o nel 1999, è strutturale e culturale.

In Italia manca un progetto di ammodernamento dello Stato e del suo sistema produttivo/economico, manca una visione pragmatica della collocazione dell’Italia nel quadro politico mondiale e nel network commerciale globale. Manca, inoltre, una classe dirigente con il coraggio di spiegare agli italiani cosa fare e non di tirare a campare sovrastati da quella onnipresente spada di Damocle chiamata “consenso elettorale”. Manca, soprattutto, l’ambito culturale ed il consenso sociale per farlo, perché mancano in gran parte le necessarie basi di economia e politica per capire cosa sia una fake news e cosa no.

Per questo discutere se sia meglio il governo Salvimaio o il Zingamaio o un Cottarelli di unità nazionale equivale a discettare di lana caprina. Prima di pensare chi e come governerà, serve ricostruire concetti come realtà e pragmatismo da oppore alla narrazione politica attuale fatto di slogan come “il paese oppresso ed umiliato dalla globalizzazione, dall’euro, dall’Europa, etc.”. Quello che manca nel panorama politico nazionale, esiste però, in nuce, nel web fra centinaia di account Twitter, Facebook e YouTube dove, negli ultimi anni, professionisti, accademici e semplici divulgatori (e anche qualche blogger) si sono ritrovati ad essere opposizione culturale.

La lista dei nomi è lunga e molti dei lettori del blog li avranno già sentiti nominare su queste pagine. Fra tutti, Liberi, Oltre le Illusioni, il progetto culturale nato dall’impegno di Michele Boldrin (Professore di Economia a Washington University in St Louis), Gianluca Codagnone (Managing Director di Fidentiis Equities), Costantino De Blasi (Re Value srl), Thomas Manfredi (analista OECD-OCSE).


“Lo abbiamo fatto” spiega Michele Boldrin al Sole 24 Ore “in nome della responsabilità personale: da mesi, ogni settimana, mettiamo a disposizione tempo e competenze per spiegare, chiarire e analizzare, cercando di raggiungere soprattutto i meno esperti, le avventurose dichiarazioni dei politici e le “notizie” (spesso alterate rispetto ai fatti avvenuti) che appaiono sui media a proposito di economia e politica”. “Dai minibot” contiua “al contenuto del Def, dalle previsioni congiunturali al reddito di cittadinanza, dalla flat tax alle cassette di sicurezza, quella che ormai è diventata una sorta di contro-informazione via YouTube tocca tutti i temi oggetto di manipolazione politica”.

Liberi, Oltre le illusioni lancia il suo primo live event al Grand Hotel di Villa Torretta a Sesto San Giovanni con una due giorni (22/23 giugno) di conferenze e appuntamenti.

Oltre 40 gli  ospiti (trovate il programma qui),professori universitari, amministratori delegati, tributaristi, avvocati, magistrati, economisti, investment bankers, imprenditori, tra i quali Mario Seminerio, Marco Cappato, Sandro Brusco, Dario Stevanato, Riccardo Puglisi, Alberto Bisin, Elsa Fornero e tanti altri.