IL PARROCO DI LAMPEDUSA DORME SUL SAGRATO PER CHIEDERE AL MONDO DI FARLI SCENDERE

Di Luca Soldi

 

 

SeaWatch 3 è ancora in balia del mare e delle indifferenze del mondo. Il bollettino di bordo non ha niente di nuovo da raccontare se non che la situazione a bordo sta peggiorando. Siamo a dieci giorni dal salvataggio ed ieri una persona in condizioni critiche ha avuto concesso il permesso di essere trasbordata a terra per ragioni di salute.

Un atto di misericordia che non toglie niente alla disumanità di una condizione che cade in un silenzio in cui troppi stanno cadendo.

Sempre di più le voci, i cori di protesta, le parole di denuncia sembrano attutite dalla campagna mediatica che minimizza i drammi che avvengono appena fuori dalla porta di quella che si osa dire una delle società più avanzate del ricco e progredito Occidente.

Fra queste denunce ci sono quelle di un parroco, sì di nuovo un prete che che insieme ad altre persone ha deciso da far risuonare con ancor più forza la voce delle coscienze:

“SeaWatch è ancora bloccata in acque internazionali con a bordo salvati e salvatori. Continueremo a dormire sul sagrato della Chiesa finché non sarà consentito loro di scendere a terra in un porto sicuro”.

E’ l’annuncio del parroco di Lampedusa don Carmelo La Magra che nelle due notti scorse ha dormito, con un gruppo di attivisti di Forum Solidale Lampedusa e alcuni turisti, sul sagrato della chiesa San Gerlando: “l nostro è un semplice gesto di solidarietà nei confronti di persone che stanno soffrendo inutilmente – ha detto il parroco -Mettiamo simbolicamente in gioco i nostri copri nel tentativo di dare visibilità e voce agli ultimi della terra, nostri fratelli e sorelle, nostri simili”.

“Chiediamo a quanti condividono il nostro messaggio di organizzare iniziative analoghe – dice don La Magra-Rivolgiamo ai passeggeri e all’equipaggio della Sea Watch un abbraccio e un messaggio: siamo con voi!”. E annuncia: “A Lampedusa ci ritroviamo questa sera a partire dalle 22 e speriamo di vedervi numerosi anche in altri luoghi”

Con lui a dormire sul sagrato della chiesa di Lampedusa un gruppo di cittadini, attivisti, rappresentanti di associazioni e del Forum Lampedusa Solidale, in solidarietà coi migranti della Sea Watch che ancora sono sull’imbarcazione della Ong.

Nella speranza che l’eco della notizia squarci la cappa di indifferenza su questo nuovo salvataggio a mare.

Insieme a don Carmelo anche dei sostenitori di Mediterranean Hope, il programma rifugiati e migranti della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, che ha un proprio osservatorio a Lampedusa.

“Oggi sarà il secondo giorno in cui ci ritroveremo per chiedere lo sbarco immediato delle persone a bordo della Sea-Watch – aveva spiegato Alberto Mallardo, operatore di Mediterranean Hope sull’isola – Durante la prima notte abbiamo ricevuto il supporto di molti lampedusani e turisti che si sono fermati per sostenere la nostra iniziativa ma anche per donarci coperte e viveri per la notte”.

“Speriamo di ricevere giorno dopo giorno il sostegno di un numero sempre crescente di persone – aveva aggiunto Mallardo -. Già da oggi diverse realtà in giro per l’Italia, associazioni, parrocchie e comunità hanno deciso di replicare la nostra iniziativa nei loro territori”.

Dello stesso tono il messaggio lanciato dal Forum Lampedusa Solidale: “Continueremo a dormire sul sagrato della chiesa finché non sarà consentito loro (ai migranti sulla Sea Watch, ndr) di scendere a terra in un porto sicuro – si legge nel comunicato che ha emesso- Il nostro è un semplice gesto di solidarietà nei confronti di persone che stanno soffrendo inutilmente. Mettiamo simbolicamente in gioco i nostri corpi nel tentativo di dare visibilità e voce agli ultimi della terra, nostri fratelli e sorelle, nostri simili. Rivolgiamo ai passeggeri e all’equipaggio della Sea Watch un abbraccio e un messaggio: siamo con voi!”.

Don Carmelo da sempre impegnato nella difesa e nel sostegno verso gli ultimi non ha mai nascosto il dolore ed il rammarico per quanto avviene ripetutamente nelle acque del nostro Mediterraneo. Lo scorso gennaio, ad esempio, nel pieno di una situazione analoga a quella che stanno passando oggi i migranti e l’equipaggio di SeaWath 3 aveva fatto risuonare di nuovo con forza la sua voce: “È inaccettabile, da ogni punto di vista, che qualsiasi dibattito politico venga fatto sulla pelle di persone fragili, ferite e disarmate”, aveva detto il sacerdote. “Da buoni cittadini vogliamo essere rispettosi dei valori universali e dei diritti umani, come sancito dalla nostra costituzione, garantiti ad ogni essere umano. Rifiutiamo la logica di chi, procurando esclusivamente conflitti tra poveri, vorrebbe far passare per giustizia la prevaricazione e per sicurezza il peggiore dei nazionalismi. Noi sappiamo – scriveva don La Magra – che ‘Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto’ (At 10,34-35). La nostra coscienza, pertanto, non può in alcun modo accettare e ritenere giusta nessuna legge che vada contro questi principi; non crediamo di poter considerare legittima nessuna autorità politica, nessun suo pronunciamento che ci porti a mettere in discussione tali fondamenti della nostra vita di cittadini e cristiani”. A chiudere il messaggio che aveva lanciato anche in quella occasione anche l’appello alle istituzioni, ai cristiani e alla Chiesa: “Chiediamo al governo italiano di aprire i porti e di permettere alla società civile di poter accogliere senza alcuna resistenza quanti richiedono il nostro aiuto. Invitiamo tutti i fedeli cattolici e cristiani di ogni confessione ad unirsi a noi in questa richiesta. Preghiamo le comunità ecclesiali di non trincerarsi dietro paure e resistenza ma di mettere in pratica il Vangelo con coraggio e gratuità”.