L’ITALIA OSTAGGIO DEL PARTITO DEL NORD CHE NE IMPEDISCE LA CRESCITA

DI RAFFAELE VESCERA

Autonomia regionale differenziata  per sottrarre al Sud altri 34 miliardi l’anno,  a vantaggio delle ricche regioni settentrionali, in alternativa al passaggio dei fondi coesione e sviluppo dal Ministero per il Sud alle regioni, assegnati per l’80% al Sud, la qual cosa costerebbe al Sud 60 miliardi di euro, visto che il ministero per gli affari regionali è in mano leghista.  L’emendamento che propone tale furto colossale, presentato dalla lega con la complicità, volontaria o meno, dei 5s, è stato stoppato appena in tempo dallo stesso M5s, che in cambio ha concesso alla lega di portare in approvazione al prossimo Consiglio dei ministri la legge sul regionalismo differenziato, altrimenti detto “secessione dei ricchi”.

Il tutto mentre il Sud ha le regioni più povere d’Europa, con un reddito pro capite pari alla metà degli abitanti delle regioni del Nord, e con un tasso di occupazione inferiore al 50% degli abitanti, con una migrazione di due milioni di giovani braccia e cervelli negli ultimi 16 anni, laddove  la media europea di occupati è del 73%. Migrazione di massa che spopola il Mezzogiorno riducendolo a un deserto privo di ferrovie degne di questo nome, strade, aeroporti, asili e quant’altro un Paese civile deve garantire in modo uguale a tutti i suoi cittadini, anziché ridurre  a un misero 20%, a fronte dello spettante 34%, la quota di investimenti per il Sud. Di più, un articolo di legge, in vigore e mai applicato, sostiene che al Mezzogiorno va dato il 45% degli investimenti nazionali per recuperare il colossale gap infrastrutturale sedimentato in un secolo e mezzo di Italia unita .

Questi sono i dati devastanti che l’Italia consegna a oltre un terzo del suo territorio, il più ricco di beni paesaggistici e culturali, e della sua popolazione, 20 milioni di abitanti,  insultati e maltrattati dai media, oltre che impoveriti.  Più di tutto da giornali e Tv paraleghisti come “Libero”, che non perde occasione per sputare veleno contro i “terroni” definiti “rompicoglioni” come fa Vittorio Feltri sul suo improponibile giornale, persino contro figure illustri come Camilleri che, seppure moribondo, vede così appellato il suo “Montalbano”. E’ ovvio, Montalbano rappresenta una Sicilia “normale” non esattamente mafiosa, che contraddice la pregiudiziale narrazione antimeridionale in voga sin dalla malfatta unità d’Italia. A Feltri lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni  ha risposto seccamente che “per rompersi i coglioni bisogna averceli”. Di più, l’attuale ministro leghista all’agricoltura Centinaio si permise di urlare “Terrone di merda” in Senato contro il siciliano Grasso. E pensare che Meloni e Salvini nel 2015 proposero Feltri alla carica di Presidente della Repubblica, in quanto “ figura unificante del centrodestra”. Un centrodestra oggi unificato nella sua anima leghista, razzista, fascista  e “liberale” dalla lega, che pur conserva nello statuto il progetto di indipendenza  della cosiddetta “Padania”.

Sì, siamo all’umiliati e offesi di Dostoevskji, mentre il più moderato “Il Foglio” se ne esce con un chiaro appello all’abbandono del Sud con queste incredibili parole di Guido Tabellini: “Per tornare a crescere…investire nei settori e nelle aree geografiche che sono all’avanguardia e che sono già più integrate nell’economia mondiale, facilitare la crescita delle imprese, indirizzare le risorse dove sono più produttive. Tutto ciò non è indolore. Le politiche più efficaci per avvicinare l’Italia all’Europa sono anche quelle che aumentano la distanza tra Milano e Napoli, tra aree avanzate e arretrate del paese.”

Nulla di cui meravigliarsi, è la politica condotta dall’Italia sin dalla sua fondazione: sviluppare il triangolo industriale al Nord riducendo il Sud, all’epoca più industrializzato del Nord, a colonia agricola cui depredare risorse e forza lavoro. La dicotomia classica del capitalismo più bieco che al Sud è costata lacrime e sangue, con venti milioni di emigrati il cui lavoro ha arricchito Nord Italia, Europa e America.

C’è un solo modo per salvare Il Paese, smetterla di trattare il Sud come una colonia e investire più di tutto nelle regioni meridionali, come consiglierebbe una semplice logica economica, investire nei territori “vergini” produce un crescita doppia che in quelli “saturi”, crescita che andrebbe a beneficio di tutto il Paese. Come ha ribadito la manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil a Reggio Calabria. È forse un caso che gli anni del boom economico italiano coincidano con quelli della Cassa per il Mezzogiorno? Due decenni in cui, con appena lo 0,6 % del Pil nazionale investito dalla Cassa, il Sud riduceva il divario con il Nord dall’iniziale 53% al finale 67%. Per poi ripiombare nell’attuale 50% dopo la chiusura della Cassa, fortemente voluta dal partito del Nord, terrorizzato dalla concorrenza industriale del Mezzogiorno.

Ma il “Partito unico del Nord”, del quale la Lega è solo la punta di diamante, mosso da ottusi ed egoistici interessi territoriali, è cieco a questa prospettiva e chiede di affondare il Sud. Partito unico del Nord cui sono iscritti un po’ tutti, da Forza Italia al Pd, senza dire del M5s, che pur primo partito al Sud, nelle regioni del Nord si è schierato a favore dell’Autonomia differenziata, come il Pd e Fi.

Faccia attenzione quest’Italia se non vuole implodere, il Sud, ancorché deluso da Fi e Pd e ora dal M5s, può determinarne il destino, nonostante il 20% di voti dati al suo nemico leghista, voti raccattati dal solito centrodestra formato da politicanti eterni pagnottisti e traditori della propria gente, carrieristi in cerca di poltrone e clan elettorali, associati in un nuovo “blocco storico” tra il peggio del Nord e quello del Sud. La nascita di un partito meridionalista si fa ineluttabile, e allora sì che ballerà il potere nordcentrico.