MORIRE DI SPERANZA IN UNA SOCIETÀ DISUMANA

DI LUCA SOLDI

 

 

Sì, in questo nostro mondo che si dice moderno ed avanzato si continua a morire di speranze, quelle di un futuro più giusto, di un futuro solo migliore o semplicemente di un futuro.
Viene da ricordare il messaggio accorato di papa Francesco per la 105ma Giornata Mondiale del Migrante e del rifugiato: “Una società che non è più capace di prendersi cura di chi è vulnerabile diventa disumana”.

Ed in questo nostro mondo sembra proprio che vincano le indifferenze e gli egoismi. Le paure nei confronti degli ultimi degli ultimi.
Un dato fra tutti, quello che più ci tocca, che più dovrebbe toccarci, da giugno 2018 ad oggi, le vittime della speranza sono state 2389, mentre nel primo semestre del 2019 sono già 904 i morti nel nostro mare, con un tragico aumento delle donne e dei bambini che hanno perso la vita in traversate sempre più pericolose.
Questo a fronte di una diminuzione degli sbarchi, è infatti cresciuta la percentuale di morti e dispersi: se nel 2017, considerando solo il Mediterraneo Centrale, il tasso di mortalità di chi intraprendeva un “viaggio della speranza” era di 1 su 38, nel 2018 è stato di 1 su 14.
Questo è uno dei prezzi che stiamo pagando alla nostra sicurezza, al nostro benessere.
Poi ce ne sono altri, ben più drammatici perché vengono da numeri ed immagini che ci vengono nascoste, celate accuratamente, come per esempio le tragedie che avvengono nei lager libici o tutte le barbarie che colpiscono il popolo dei migranti.
Proprio ieri nel corso di un incontro in una parrocchia di Trastevere, il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha lanciato un nuovo appello che ci auguriamo possa diffondersi:
“Le morti in mare non sono una statistica ma una tragedia dell’umanità di fronte alla quale non si può restare indifferenti. Da Santa Maria in Trastevere lanciamo un appello perché si aprano con urgenza nuovi corridoi umanitari e nuove vie legali di ingresso in Europa”.
Un cammino che solo all’apparenza potrebbe sembrare per qualcuno ( adesso per larga parte del nostro Paese) dannoso o di disturbo ma che in realtà può essere l’unico cammino che possa far coincidere il sentimento di umanità con quello di una maggiore sensazione di legalità.

Per non morire di speranza e per non continuare a farci dominare dalle paure occorre necessariamente far crescere i corridoi umanitari, aumentare il numero dei reinsediamenti dei profughi che hanno abbandonato il loro Paese.
In sostanza aprire alle vie legali.
Solo in questo modo le nostre società potranno essere più inclusive e quindi più sicure.
Solo in questo modo le nostre società potranno dirsi umane.