A CIVITA IL 91ENNE VENDITORE DI NESPOLE NELLA MAGIA DI UNO SCATTO

DI ANNA LISA MINUTILLO

Civita è un piccolo paese nel cuore del Pollino in provincia di Cosenza. Un luogo che appare come fermo nel tempo, con le sue strade strette, qualche piccolo negozietto e 912 persone che lo abitano.Tradizioni rimaste lì, sospese nel tempo che corre. Un paese di cui in questi ultimi giorni si parla molto grazie ad uno scatto fotografico che ritrae un anziano signore di 91 anni, che indossando abiti eleganti, come si era soliti fare tempo fa,  vende le sue nespole. Un uomo mite, dallo sguardo buono e timido vende questi frutti, in modo discreto, senza fare clamore. Poche cassette impilate in strada, una vecchia bilancia e l’occasione per scambiare due parole con altri concittadini. In questi vicoli, le tradizioni superano il trascorrere inesorabile del tempo ed incontrano l’occhio attento di Francesco Mangialavori un trentottenne appassionato di fotografia. Uno scatto ed in poche ore sono migliaia i like che questa foto sta ottenendo sui social ma anche le condivisioni non accennano a calare. Uno scatto essenziale, puro, senza filtri né correzioni particolari, che rende però speciale un momento di quotidianità vissuta da un uomo anziano che a 91 anni forse non dovrebbe più lavorare. Insieme alle condivisioni sono partite a raffica anche le considerazioni. Per qualcuno questo scatto silenzioso diventa espressione di dignità del Sud. Vedere un anziano legato alla sua terra, non volervi rinunciare ed in modo semplice proporre queste nespole di cui si è preso cura fino a raccoglierle ed a trasportarle in strada diventa quasi commovente. Una vendita silenziosa, dove non si voleva attirare troppo su sé l’attenzione. I potenziali clienti che si fermano a parlare con lui, tutto molto distante dagli acquisti frettolosi nei supermercati, dove il vocio di sottofondo si fonde alle voci degli altoparlanti ed a quelle di centinaia di altre persone. Piccoli borghi in cui le tradizioni possiedono ancora un valore. Guardare questa foto è riuscire a vedere qualcosa di cui neanche l’autore forse si è reso conto, è come tornare indietro e rivivere emozioni di cui ci sarebbe bisogno realmente. Si possedeva poco, si facevano sacrifici, ma non si perdeva mai la cura ed il rispetto per se stessi e soprattutto per gli altri. Gli abiti della domenica usati per presentarsi curati e per dimostrare che lavorare la terra non voleva dire essere solo dei contadini ma dei cittadini rispettabili come tutti gli altri. In questa unione tra passato e presente, si ferma un mondo catturato per pochi istanti gli stessi che scorrono negli occhi di questo anziano signore, fino a che lo sguardo non si abbassa, forse per rievocare un ricordo, oppure solo per stanchezza, o per casualità. Ed è qui che Francesco scatta e cattura l’istante che sta facendo tanto parlare. Non pensava neanche lui di poter attirare così tanta attenzione in un momento che può diventare romantico, malinconico o anche suscitare riflessioni e polemiche. Considerazioni infatti sono scaturite in merito all’età avanzata dell’uomo ed al fatto che debba ancora lavorare. Per alcuni invece proprio in queste nespole è racchiuso il simbolo di un disagio. Altri ancora si sono arrabbiati per aver accostato a questa immagine la dignità del sud, quando invece, a loro avviso, non ci sarebbe nulla di dignitoso nel vendere per quattro soldi questa frutta. Sui social viene anche proposto invece di limitarsi solo a fare condivisioni della foto in questione di aiutare concretamente acquistando le nespole di questo uomo.
A nessuno viene in mente che a lui possa andare bene così, che ciò che cerca davvero è non interrompere il rapporto con la sua terra e con i suoi concittadini. Nessuno pensa che questo potrebbe solo essere un modo per trascorrere qualche ora in compagnia dei clienti e raccontare di quando con un balzo si saliva sugli alberi. Forse anche nella magia di uno scatto dobbiamo trovare il modo per creare tensioni e polemiche inesistenti. Non possiamo pensare che è solo un momento di vita, un tuffo nei ricordi, un anello di congiunzione tra passato e presente, tra la vita dei borghi e quella delle frenetiche città. Dobbiamo sempre cercare pretesti strani per strumentalizzare quel secondo in cui lo sguardo di un fotografo occasionale è inciampato nel  fascino antico di pochi elementi in grado di raccontare qualcosa in più di questo uomo, senza il bisogno di parlare. Chissà che nel mare delle conclusioni, lì in quel vicolo, l’uomo non stia gustando proprio qualche succosa nespola pensando a ciò che non riusciamo a vedere.