ANNA NON HA AVUTO GIUSTIZIA. LO “ZIO” CHE LA VIOLENTO’ NON VA IN PRIGIONE

DI CLAUDIA SABA

Lei si chiama Anna.
Ha gli occhi azzurri, i capelli lunghi.
È una bambina di soli quindici anni e vive in Sardegna.
Un ex amico di famiglia, che oggi ha 51 anni, la violento’ quando lei ne aveva solo 13.
Lo chiamava “zio”.
Lo “zio”, per quella violenza, non sconterà nemmeno un giorno di carcere. Ha patteggiato e la pena inflitta dal giudice è di un anno e dieci mesi con la sospensione condizionale.
Il giorno dell’udienza Anna non è andata in tribunale.
E’ rimasta a casa ad aspettare il verdetto.
Quando ha ricevuto la notizia dalla madre, è rimasta impassibile.
Rabbia, solitudine, sconfitta.
Ma cosa avrà provato Anna?
Quanta umiliazione?
Oggi vuole raccontarsi per cominciare a reagire.
“Pensavo che avrebbe continuato a negare sempre e per questo, quando in tribunale ha detto che voleva patteggiare la pena, un po’ sono stata contenta. Solo dopo ho capito che grazie al patteggiamento non avrebbe fatto neppure un giorno di prigione, che potrà continuare a ridermi in faccia. La verità è semplice: noi vittime non contiamo niente”, dice Anna dopo la sentenza.
È amareggiata perché oggi chi le ha fatto del male le passa davanti e ride mentre lei ha paura persino di uscire e
“alla fine ha vinto lui”.
Alla fine vince chi distrugge la vita di una persona.
Vince il male.
Vince la solitudine.
Una vittima in ogni caso, perde sempre.
Dal momento in cui inizia la violenza.
Che non sempre inizia quando accade.
Le violenze esistono già prima di una denuncia, e proseguono anche dopo aver denunciato.
Durante il processo, tra la gente e quando si resta sole con se stesse.
A pensare che questa non è giustizia.
Non può esserlo quando il violentatore ti passa davanti e ride, guardandoti negli occhi.