TAMBURINI. QUELLA VETRINA DI SAPORI DA COLPIRE

DI DANILO MASOTTI

  1. Era grasso.
    Molto.
    Aveva chiesto indicazioni per Via Caprarie.
    Che non la trovava.
    Si era innervosito.
    Molto.
    Riconobbe la vetrina.
    Insaccati, mortadella, tortellini e altri sapori potenti e intensi.
    DITTA A.F. TAMBURINI.
    Era quello l’obiettivo da colpire.
    Entrò con una maschera in lattice di Giorgio Guazzaloca.
    Una pistola in pugno.
    “Tu devi essere Giovanni” disse a Giovanni Tamburini, il titolare, che si trovava dietro al bancone.
    “Sì, sono io. Csa vutt? Cosa vuoi?” domandò col suo solito sorriso.
    “Vieni con me” disse il malintenzionato.
    “Aspetta che mi metto il cappello e arrivo” disse Tamburini.
    “Fai presto!” disse il rapinatore.
    Detta così, sembravano d’accordo, ma non lo erano affatto.
    Fece salire Giovanni Tamburini su una Enjoy Car, lo legò con dei fili di rame e dello scotch da pacchi.
    Molto.
    Trovarono rifugio nel bosco dei Prati di Caprara.
    “Liberami” disse Tamburini.
    “No” disse il rapitore.
    “Ma perché mi hai rapito?” domandò Tamburini.
    “Perché tu fai del male ai maiali! Sei un criminale” urlò con la bava alla bocca.
    “Ma csa dìt? Cosa dici?” Tamburini sorrise.
    “Taci!”.
    E Tamburini tacque.
    Sorridendo.
    Ci furono pochi secondi si silenzio, poi si sentì un gran casino di bonghi, il suono di campanelli di bicicletta, un rumore di Birkenstock che camminano nella polvere e dei gatti al guinzaglioche miagolavano.
    “Cazzo! ” disse il rapitore.
    “Csa i’è? Cosa c’è?” disse Tamburini.
    “Sono quelli che manifestano, sono quelli del comitato che non vogliono che qua tirino giù tutti gli alberi per fare delle case, un centro commerciale, un idroscalo e una piscina piena di ranocchi”.
    “E tu come lo sai?” domandò Tamburini.
    “Sto nascosto qui da mesi, progetto di rapirti. Io so tutto”
    “Non hai proprio un cazzo da fare… come ti chiami cinno?” domandò il bonario Tamburini.
    “Il mio nome è Abdallah Ramallah. La mia missione è uccidere tutti quelli come te che del ninino ci hanno fatto il business”.
    “Mo va ban a caghèr te e ila pilla… ma vai a cagare te e i soldi” disse Tamburini che cominciò a urlare come un demonio.
    “Aiutooooooooooooooo Aiutoooooooooo ai è un stopped che mi vuole ammazzare… c’è uno stupido che mi vuole uccidereeeeee”.
    Le urla del bottegaio furono sentite dall’ex assessore alle bici Andrea Colombo che era lì che manifestava.
    Riconobbe la voce dell’amico.
    “Cavolini di Bruxelles! Ma questo se non sbaglio è Giovanni Tamburini. E’ in pericolo. Devo intervenire”.
    Salì a bordo di una bicicletta equo solidale alimentata a bio gas a km0 e intervenne.
    Alla vista del cavaliere biciclettato, Abdallah Ramallah fuggì verso l’ospedale Maggiore e Tamburini fu finalmente liberato.
    La corsa del malintenzionato proseguì fino al Pronto Soccorso, prese l’ascensore, salì fino in cima al nosocomio, raggiunse il tetto, tirò un cartone a un infermiere, uno a un dottore, uno a una dottoressa e salì a bordo dell’elicottero dell’elisoccorso
    Si librò in aria e si diresse verso le due torri per schiantarsi contro di esse e dare un segnale del suo passaggio ai bolognesi.
    Polizia e Carabinieri, già allertati dalla portineria del Maggiore, lo attesero in cielo e iniziarono un breve inseguimento.
    Abdallah Ramallah capì che non sarebbe riuscito a schiantarsi contro la torre Asinelli e allora decise di virare a sinistra per schiantarsi contro la torre Prendiparte.
    Danneggiandola.
    Molto.
    A lui andò peggio.
    Molto.
    Infatti morì.
    Mentre accadeva tutto questo, ai Prati di Caprara accesero i fuochi e diedero inizio a una grigliata epocale.
    “Oh avete sentito dell’elicottero contro la Torre Prendiparte?” domandò uno dell’associazione PIANTE.
    “Dove cazzo è la Torre Prendiparte?” disse uno dell’associazione BAMBINI BIONDI A PIEDI SUI COLLI.
    “Aspetta che guardo su Google Maps” disse uno che aveva portato dei gelati bio fatti col lievito madre di suo padre, solo che si erano tutti sciolti e nella borsa termica c’era un gran paciugo.
    Tamburini telefonò al suo negozio e ordinò di portare millemila chili di ogni ben di Dio ai Prati di Caprara.
    Colombo invece andò in bici fino in Piazza Aldrovandi, radunò sei o sette ciclotalebani con la cargo bike e andarono a prendere il pane da Piron al Furner In prinzéppi dla Nuṡadèla,
    quèṡi indrétt a Sant Iṡî (Via Nosadella quasi Sant’Isaia) e portarono anche un casino di verdure che i vegani avevano già iniziato a rompere i maroni.
    Fu una serata bellissima.
    Fecero una gran taffiata senza forma nè colore, in trasformazione.
    C’erano anche gli zingari stanziali che abitano lì vicino.
    Collegarono dei fili di rame a degli alberi, delle lampadine, le luci strobo, montarono una pista di autoscontri, una giostra col calcinculo e Tamburini si esibì con la sua band per tutta la notte.
    Al Maggiore si lamentarono, ma per quella sera i vigili chiusero un occhio.

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