QUANDO SI PARLAVA PACATAMENTE DI POLITICA

DI CARLA VISTARINI

Mi piacerebbe parlare di politica. Anche qui, su facebook. Ma come si faceva una volta, tranquillamente. Non so chi se lo ricorda, io sì. A pranzo o a cena, a casa, tra familiari e amici. Ai tavolini di un bar, con un caffè che stava lì ore ed era solo un pretesto per chiacchierare insieme, discutere del governo, degli americani, dei russi, dei preti, dei paesi lontani. Mi ricordo, da bambina, sentire mio nonno e mio padre, e gli zii, infervorati a nominare un tale Fidel Castro a Cuba, o Kruscev a Mosca, e Kennedy a Washington, e poi correvo a guardare l’atlante geografico per controllare dov’erano quei posti straordinari, dove avvenivano quei fatti leggendari di cui sentivo i “grandi” discutere per ore; o sentire nominare Di Vittorio, che i miei genitori avevano conosciuto da ragazzi e di cui parlavano con il rispetto riservato a un Vate. Si parlava di democristiani e comunisti, di preti e capipopolo, di scrittori di sinistra ( quelli andavano bene) e di destra (che erano di meno e non andavano tanto bene), di Bartali e Coppi, di tutto. E nessuno alzava la voce (solo qualche volta, in verità, ma gli altri guardavano l’esagitato come fosse matto e subito le penne si abbassavano). Nessuno offendeva. Ci si accalorava sì, ma direi sportivamente (anche lo sport era più umano però, va ricordato). Mi piacerebbe parlare di politica, e un po’ di tutto, così. Con quella bonomia domestica, quel senso dell’umorismo gentile che univa le persone invece di dividerle. Che sfociava in una risata, spesso, o in un appuntamento per l’indomani, stessa ora stesso posto, nuovo scambio di opinioni, sempre. Mi piacerebbe ma tutto è cambiato. A cominciare dal neolinguaggio “politicamente corretto” che non dice nulla, non si capisce cosa vorrebbe dire, dove le cose non si chiamano col loro nome ma con litoti, pur restando esattamente ciò che sono. Come aveva ragione Shakespeare quando faceva e fa, oggi e per sempre, dire a Giulietta (lui sì tanto poeticamente) : “Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome?” .

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