“UNA GIORNATA AL MARE” CON BABOUCAR E I SUOI AMICI

DI VANNI CAPOCCIA

 

“Andiamo un paio di giorni al mare”, penso che tutti i giovani umbri si siano detti nella vita una cosa del genere. E Giovanni Dozzini nel suo “E Baboucar guidava la fila” (edito da Minimumfax, vincitore del Premio europeo per la letteratura 2019) racconta l’andare dall’Umbria a Falconara Marittima di Baboucar, Ousman, Yaya e Robert.

Arrivati in Umbria dopo aver attraversato in fuga mare e confini si trovano tra lo sbarco e la decisione che altri prenderanno sulla loro richiesta d’asilo. Un tempo immobile vissuto con l’ansia che provoca la paura di non essere accettati, durante il quale scelgono di salire su un treno per una giornata al mare (“Una giornata al mare solo e con mille lire” le parole e la musica di Conte mi hanno accompagnato nella lettura del libro).

Giovanni con “Baboucar” non ha voluto scrivere un romanzo a sfondo sociale né si è fatto guidare da qualche principio morale anche se la storia ambientata nei giorni della finale europea di calcio tra Francia e Portogallo non può non far pensare al passato coloniale di questi due paesi e ai calciatori neri che schierano in campo, si è fatto semplicemente prendere dalla voglia di raccontare quattro giovani che si trovano a vivere in una realtà sospesa ed il loro desiderio di vivere una “zingarata” giovanile al mare.

In questo loro secondo viaggio grondante normalità; fatto d’incontri, multe, litigi, bivacchi incontrano anche noi. Siamo noi il controllore, il carabiniere, un passeggero; sono nostri i loro pregiudizi verso la pelle nera, lo smartphone che hanno, l’italiano che parlano. Non noi buonisti che vorremmo accogliere tutti; nemmeno noi cattivi che li sfruttiamo una volta approdati qua, o li bracchiamo, o vorremmo che morissero tutti in mare; noi gente cui fa fatica incrociare le loro storie per non sbattersi con il loro problema.

E mentre questi nuovi umbri imparano a muoversi in un “mondo nuovo” andando in fila indiana verso il mare degli umbri tutto scorre con semplicità, naturalezza e speranza. Come succede nelle cose vere viste, com’è capitato a Giovanni, con l’occhio fresco di chi si trova a scrivere in un momento di grazia.