GIORGIO GUAZZALOCA, PRIMO E ULTIMO SINDACO ‘NON COMUNISTA’ DELLA ROSSA BOLOGNA

DI FABIO MARTINI

Venti anni fa la notizia fece il giro del mondo: a Bologna, da 54 anni città vetrina del comunismo italiano, era diventato sindaco, Giorgio Guazzaloca, battendo la candidata del “Partito”, la Silvia Bertolini. Il “Guazza” aveva fatto il garzone e poi aveva messo su una macelleria di successo, leggeva libri e molti giornali, citava spesso frasi di Ugo La Malfa, di Indro Montanelli e Gianni Brera, a suo modo era un uomo colto. Intelligente, orgoglioso e acuto, battè la sinistra nella sua roccaforte senza trasformarsi in “cattivo”, anche perché per lui la politica era sostanza e non apparenza. Una volta al cronista della Stampa che era andato a trovarlo nel suo ufficio (con bigliardino) di via degli Orefici 2, dopo la conclusione del suo mandato, si raccontò così: «Per me un politico deve essere quel che fa. La politica è mettersi in mutande, correre e farsi misurare. Veltroni, da sindaco, faceva un annuncio al giorno. Io dicevo ai miei: le cose si prima si fanno e poi si dicono». Nel 1999, dietro di sé aveva Berlusconi e Fini, che definì così: «Un tifoso del Bologna…». E quando Berlusconi fece recapitare a Bologna migliaia di manifesti di appoggio con la sua foto, il “Guazza” li fece nascondere in cantina. Una mano gliela diede anche la sinistra bolognese che in quella occasione mostrò il suo volto classista. Sabina Guzzanti disse: “Non fatevi tentare dalla voglia di votare per un macellaio…”. In un corsivo Michele Serra scrisse: «Guazzaloca, beato lui, è molto ricco». E Guazzaloca gli rispose: «Ho proposto a Serra: cedo le mie proprietà in cambio delle sue. Mi ha risposto che non mi conveniva, ma sulla sostanza ha sfumato…». Appena diventato sindaco si ammalò molto seriamente. Sembrava difficile uscirne, ma ce la fece. In tempo per aprire, da sindaco di centrodestra, il Museo della Resistenza, per accogliere l’archivio di Pier Paolo Pasolini da Laura Betti, che gli voleva bene. E riuscì a far quotare in Borsa Hera. I sindaci che sono venuti dopo di lui, tutti “discendenti” del Pci, hanno amministrato più o meno bene la loro città. Ma nessuno passerà alla storia come Giorgio Guazzaloca, primo e ultimo “non comunista” a governare la città più rossa d’Occidente.