NEL 2050 AVREMO UN MILIARDO DI MIGRANTI IN FUGA DALLA CATASTROFE CLIMATICA

DI MARCO GIACOSA

Spesso qualche trombone commenta – su giornali mainstream, non su oscuri blog – usando in senso dispregiativo le parole «ideologia no borders», come fosse un vezzo per ricchi, come se – ma perché? – soltanto i ricchi o i benestanti volessero un mondo senza confini, oppure, all’opposto, parole d’ordine dei centri sociali e degli anarchici.
Di solito il trombone ha passaporto italiano, che è il terzo al mondo per «desiderabilità», cioè consente di oltrepassare le frontiere di 167 Stati su 196.
Il passaporto afgano 30, siriano 37, sudanese 43.
Insomma: se sei italiano puoi andare sostanzialmente dove vuoi, se sei sudanese – e non sei il re – non vai, legalmente, da nessuna parte.
Quindi la posizione del trombone che disprezza i no borders è quella dell’uscita di sicurezza: posso aprirla io dall’interno, ma nessuno dall’esterno, io posso andare ma gli altri non possono venire.
Io penso che in un mondo in cui le idee viaggiano con un clic, e le merci con poco più sforzo, non sia giusto che le persone non possano spostarsi dove vogliono, e la Coca Cola e il riso basmati sì. Tutto qui. Non è un pallino per ricchi annoiati, è una banale questione di giustizia.

PS. Molti scienziati sostengono che entro il 2050 avremo un miliardo di migranti climatici in fuga dalla catastrofe. L’Italia pensa al filo spinato lungo il confine con la Slovenia.