STIAMO ENTRANDO NEL BACINO DEL MARE DI ARAL

DI EMILIO RADICE

Stiamo entrando nel bacino del mare di Aral. Le strade sono migliori. Il clima è secco, fresco, fin qui. Ogni tanto si incontra un casottino che offre qualcosa da mangiare e da bere. Non sono più le baracche incontrate fra Athirau e Oral. Ma i bagni sono sempre un disastro, nel senso che non esistono. Qui se la cavano con una cabina costruita attorno a un buco in terra. Entrarci è da asfissia. La moto va. Sopporta. Prende piede che il ritorno lo farò da solo, più leggero, veloce e anche meno impressionabile da difficoltà e disagi. Abbiamo incontrato altre moto. Ieri tre ungheresi di ritorno dal Pamir con altrettante Honda Africa Twin, modello nuovo. Ma appartenevano a una tipologia motociclistica che non amo: gli iper, i palestrati della moto, i performer e non i ficcanaso. Poi abbiamo incrociato un’altra moto con una coppia in sella che a vederci si è sbracciata. Ora si riparte. Fermo qui il post. Aralsk nel mirino