LA “SEA WATCH? ALTRA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA”

DI VINCENZO PALIOTTI

Ci stiamo cascando tutti nelle pratiche di distrazioni di massa. Per carità la questione Sea Watch è importante, anche io la seguo con interesse e partecipazione, ma se andiamo a vedere è una questione che interessa alle “istituzioni”, diciamo così, solo per distrarre l’attenzione da quanto sta accadendo sul fronte economia. La Corte dei Conti ammonisce severamente sul debito pubblico, in Europa ci chiedono garanzie per non incorrere nell’infrazione ma tutta l’attenzione, ad arte, è dirottata sulla Sea Watch che funge non solo da paravento ma anche da propaganda per il ministro dell’interno, il solo Travaglio non lo capisce(o non lo vuole per motivi di bottega) girando la frittata  attribuendo la propaganda a chi è contro ai metodi di Salvini. E più si va avanti, più si ingrandisce la questione per oscurare tutto il resto e magari far passare inosservata qualche manovra che potrebbe peggiorare le cose come la flat tax per esempio, o sul decreto crescita, votato in Parlamento e sul quale ho letto ben pochi commenti.  Tutto questo è poco serio, è indice di disinteresse voluto e colpevole ad affrontare i reali problemi del paese che di problemi veri non avrebbe bisogno di crearseli perché ne ha da vendere e tra questi non c’è per niente quello dell’immigrazione, lo dicono le cifre che siamo il Paese che ne accoglie meno rispetto a tutta l’Europa, lo dice soprattutto l’assenza continua del nostro ministro dell’interno ai meeting europei per la soluzione del problema preferendo a queste riunioni  la partecipazione a programmi televisivi di scarso contenuto . Per cui sarebbe opportuno non dimenticare gli argomenti e problemi veri, mantenendo certamente monitorata la situazione a Lampedusa, dove tra l’altro continuano gli sbarchi direttamente dai gommoni favorendo quindi gli scafisti rispetto alle Ong che danno tanto fastidio al ministro dell’interno, e non si sa poi per quale motivo visto che lui e i suoi alleati avevano motivato la loro opposizione agli sbarchi proprio per non favorire gli scafisti, che invece continuano il loro traffico indisturbati, un po’ come la guerra dichiarata alla vendita legale della cannabis che favorisce quella clandestina e  quindi chi opera illegalmente, la criminalità e le mafie.  Si apprende adesso dell’attracco della Sea Watch a Lampedusa e all’arresto del suo Comandante Carola Rackete, un “bel colpo alla illegalità”,  il ministro dell’interno non ha perso tempo dichiarando “da lei comportamento criminale”, e quindi ora tutti ci sentiremo più sicuri. Una considerazione se volete banale e scontata: se il Viminale utilizzasse la stessa inflessibilità, rigidità ed applicazione contro i veri pericoli alla nostra sicurezza: mafie, corruzione, evasione fiscale, morti sul lavoro, tra i tanti benefici forse eviteremmo anche di annotare ogni giorno arresti, rinvii a giudizio, indagini su pezzi della nostra classe dirigente, e forse lo stato avrebbe anche 49 milioni di euro in più nelle sue casse