QUASI QUASI MI FACCIO UNO SHAMPOO

DI GIOVANNI BOGANI

Devo andare. Subito. Prima che il gas asfissiante arrivi dentro i polmoni, e mi paralizzi. Ma prima, un rito. Un rito di guerra. Un cerimoniale da samurai. Raso i capelli. A zero. Con il rasoio cinese da otto euro e novanta centesimi. Levo la copertura di plastica, lascio soltanto la lama, e comincio a tagliare. Cadono piccole ciocche di capelli da dietro, sono ancora nere, non credevo proprio. Poi alle tempie, tutto il bianco che non ha mai voluto dire saggezza per me. Non ci vuole tantissimo, i capelli sono ormai una manciata, si sono arresi da tempo. Tocco con la mano la testa, piano piano tutto sparisce, e ho una testa più o meno tonda, più o meno uniforme. E una specie di carta vetrata sulla pelle del cranio. Lavo due volte, quei piccoli peletti, col sapone per le mani. Shampoo non ne ho più.

Quasi quasi mi faccio uno shampoo, cantava Gaber. Come avrà fatto a inventare quella canzone? Il puro piacere del niente, la vita quotidiana e il poco o niente che ti può regalare. Schiuma, morbida limpida, trasparente, lieve, sembra panna, sembra neve… Riuscire a fare poesia con niente. Con lo shampoo. Con l’acqua che scorre. Caro Giorgio, è stata una vita degna di essere vissuta, la tua. A un certo punto, hai pensato che le canzoni a cazzo non avevano senso. E hai cambiato strada. Hai fatto tutto da solo. Poi hai conosciuto Luporini. E insieme avete raccontato la vita, la vita degli anni ’60 e ’70, gli operai e gli intellettuali, le chiacchiere, la morte, le malattie, gli sciacquoni delle case condominiali che scaricano tutti insieme, il sabato, la nostra vita piccina di esseri piccini che cercano alla bell’e meglio di vivere. E il dilemma dell’amore, il dilemma continuo e irrisolvibile dell’amore, che non riusciamo mai a essere felici.

Io non sono mai riuscito a essere felice. E chissà anche tu, con Ombretta Colli, o con tutte le altre donne, se ci sei riuscito mai.

Ecco. Ecco fatto. Niente più capelli. Sergente Hartman, sono pronto. Taglio anche un po’ di barba, già che ci siamo. Sono pronto per la guerra, qualunque sia. Poi metto a riposare il rasoio cinese, ci vediamo fra un po’ di giorni.

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