ATTENZIONE AI MASTER TRUFFA. I PRIVATI SPECULANO SUL DESIDERIO DEI NEOLAURATI DI TROVARE LAVORO

DI MARINA POMANTE

Nei giorni scorsi il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea ha pubblicato un rapporto sulla condizione degli studenti, la formazione, le aspettative e le speranze e soprattutto su quelle variabili in grado di arricchire il curriculum. Si tratta in particolar modo di quei corsi paralleli alla formazione ordinaria, che sia universitaria o meno, denominati master. Che in molti casi portano in dote altri elementi di interesse da inserire nel proprio curriculum: gli stage o altre limitate esperienze lavorative maturate nell’ambito del corso di studi. Come si evince facilmente da qualunque motore di ricerca le offerte si moltiplicano ormai quasi all’infinito. Così pure le promesse di future occupazioni.

Per orientarsi in questa giungla è innanzi tutto importante distinguere i master regolati dalle normative nazionali emanate per l’università e i sistemi di alta formazione, da quelli invece organizzati da soggetti privati di diversa natura e variabile qualità.

Nel primo caso esiste una normativa che per l’università fa riferimento al DM 509 del 1999, per le altre istituzioni di alta formazione (la cosiddetta AFAM, in sostanza le Accademie di belle arti, l’Accademia nazionale di danza, l’Accademia nazionale di arte drammatica, gli Istituti superiori per le industrie artistiche, i Conservatori di musica e gli Istituti musicali pareggiati) si richiama al DM n. 212 dell’8 luglio 2005 e al successivo regolamento del dicembre 2010, che disciplina i “diplomi di perfezionamento o master” nelle istituzioni di alta formazione aventi il riconoscimento a rilasciare titoli di studio.

Per quanto riguarda l’università, il succitato DM stabilisce che “le università possono attivare, disciplinandoli nei regolamenti didattici di ateneo, corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente, successivi al conseguimento della laurea o della laurea specialistica, alla conclusione dei quali sono rilasciati i master universitari di primo e di secondo livello.” (art. 3, c. 8). Viene anche stabilito (art. 7, c. 4) che il master richiede l’acquisizione di almeno 60 crediti, che si aggiungono a quelli delle lauree triennale e specialistica (poi magistrale). Sicché il master è di primo livello se l’ammissione ad esso richiede solo la laurea triennale, di secondo livello se invece impone la laurea specialistica (o magistrale). A questa stringata normativa a livello nazionale (nella sostanza ripetuta in successivi provvedimenti normativi, come ad es. il DM 270 del 2004) si aggiungono poi i regolamenti che i singoli atenei si danno e che disciplinano i master da loro gestiti, fissando requisiti per l’istituzione, di carattere finanziario, organizzativo e gestionale, per la docenza, i titoli di ammissione, le attività didattiche e la loro durata temporale, gli esami, le convenzioni con altri enti e organizzazioni e così via (si veda ad es. il regolamento dell’uni­versità di Bologna). Nella sostanza quasi tutto viene demandato alle singole istituzioni universitarie, il cui unico obbligo è quello dei 60 crediti minimi. È da notare che nessun riferimento esplicito è fatto ai master nella riforma Gelmini.

Più complicato è il mondo dei master privati, che rispondono a una esigenza reale in quanto la preparazione di un futuro professionista non può più essere circoscritta ai normali canoni di studio, e la laurea non è più vista come il più alto grado di formazione. La società moderna, implica conoscenze in settori diversi, dalla conoscenza della lingua inglese, all’informatica.
Si rende necessario allora per coloro che intendono puntare ad un percorso professionale eccellente, una formazione sempre più specializzata, che vada oltre, che comprenda ciò che la sola facoltà che si è scelta, non annovera nel programma.

A tale proposito sono molteplici le scuole che offrono dei master di preparazione post-laurea e le condizioni sono arricchite dalle promesse che una volta superato il periodo formativo, si verrà introdotti (quasi in automatico) in aziende che non aspettano altro che procedere all’assunzione di nuovi preparatissimi elementi.

In effetti occorre grande prudenza nell’approcciarsi ai master organizzati da enti privati e varie associazioni, magari con la copertura di fantomatici e pseudo prestigiosi atenei stranieri, laddove non si comprende cosa, se non un guadagno economico immediato e privo di oneri, spingerebbe un Senato Accademico spagnolo o lussemburghese a validare un corso fatto in Italia da docenti più o meno improvvisati. Nel caso dei privati il titolo di ‘master’ è una semplice mutuazione della denominazione universitaria: in effetti non si rilascia un titolo riconosciuto dallo Stato, essendo il corso per lo più una sorta di addestramento o specializzazione professionale (o supposta tale), il cui valore sta tutto nella qualità del percorso didattico, dei docenti e dell’organizzazione che li gestisce.

Insomma, più o meno la condizione che verrebbe a configurarsi con la fantasticata e irrealistica abolizione del “valore legale” della laurea – da tanti auspicata come la panacea per l’uni­versità italiana – è di fatto già realizzata. Lucrando sulla denominazione, si organizzano così ‘master’ (magari finanziati dall’UE) il cui valore è tutto da accertare caso per caso e che a volte si possono trasformare in autentiche truffe per coloro che vi si avventurano, spesso pagando costi di iscrizione assai salati (che possono giungere ai 6 mila-8 mila euro). Basta una piccola ricerca su internet per rendersi conto di ciò: vi sono master che non danno neanche informazioni su docenti, comitati scientifici e su molte altre cose fondamentali per valutarne la qualità e serietà; come vi sono anche master che specificano tutto ciò e sono organizzati da categorie professionali, gruppi di aziende o specifici settori produttivi ed economici che nella sostanza selezionano e preparano in questo modo i quadri futuri che potrebbero essere da loro fruiti, con ciò completando e in parte sopperendo alla formazione universitaria. Questi master ovviamente non danno crediti universitari, spesso non richiedono neanche il possesso di laurea (di primo o secondo livello) e certificano solo un percorso di studio e di tirocinio effettuato.

Vi sono però anche master organizzati da aziende di tutto rispetto che ne traggono i futuri quadri dirigenti. In questo caso vince il marchio. Ad esempio i master del Sole 24 Ore sono molto ricercati e rinomati. Ma anche Mediaset e Rai hanno loro offerte formative.

Abbiamo dunque nell’universo ‘master’ una sorta di polarizzazione tra due realtà: i master universitari e quelli non-universitari, con inevitabili possibilità di inganno. Quelli universitari dovrebbero dare la certezza di una qualità certificata e una serietà nella organizzazione e nel curriculum che riflette il prestigio e il livello qualitativo delle singole università e dei loro docenti.

I corsi post-laurea

I Master nel nostro Paese sono rilasciati dalle varie università, che spesso sono in collaborazione con aziende o istituzioni estere, in seguito alla frequentazione di corsi di alta formazione e della durata di almeno un anno e soprattutto maturando almeno 60 crediti formativi secondo il sistema ECTS (European Credit Transfer and Accumulation System, ovvero Sistema Europeo di accumulazione e Trasferimento dei Crediti formativi).

Quanto conta un master?

Per il circuito della Ue il livello di un Master è stabilito dal Quadro Europeo delle Qualifiche, una sorta di omologazione del riconoscimento di una qualifica professionale.
In Italia, ci sono Master universitari di I° e II° livello, che corrispondono al 7° e 8° livello del QEQ.
Al master di primo livello si accede con una laurea triennale o un titolo equipollente. Mentre per il master di secondo livello necessita il conseguimento di una laurea magistrale, vecchio ordinamento o a ciclo unico.

I requisiti di un buon master

Tra le prerogative che un master dovrebbe offrire, deve esserci un reale inserimento nel contesto lavorativo, di un certo numero di corsisti (placement). Non dovrebbe mancare nemmeno la selettività degli studenti, né un’offerta formativa mirata. Naturalmente dovrebbe possedere una certa sinergia con le aziende e garantire il grado di qualifica dei docenti.

Non sono dunque solo le università ad essere in grado di offrire dei master validi ma anche nel privato (ma, qu vale il marchio di aziende o associazioni coinvolte) si trovano offerte in tal senso. Si tratta però di corsi master di formazione post-diploma o post-laurea che non rilasciano un titolo di studio legalmente riconosciuto. Utile però in ogni caso per l’arricchimento del proprio c.v. in seno all’azienda che magari lo gestisce.

Certo che questo tipo di formazione di alta specializzazione sembrerebbe più un percorso formativo mirato allo scopo aziendale, ma sostenuto economicamente dal candidato. Non ci sono tuttavia garanzie che una volta superato il master indetto dalla società, questa poi proceda immantinente all’assunzione. Occorre quindi un’attenta valutazione prima di riporre speranze e denaro in operazioni simili.

Cosa è bene valutare

Non è un’inutile disquisizione quindi, affermare che il panorama di una formazione post-laurea e piuttosto vasto. Ci sono centinaia di enti privati che offrono diversi tipi di corsi e per tutte le tasche, anche se mediamente un master ha un costo di 5000 euro all’anno e non ci si discosta molto in eccesso o in difetto da questa cifra. Non tutti gli istituti però mantengono le promesse. Una strada per ottenere a monte maggiori garanzie sulla “bontà” del corso che si intende fare, può essere la scelta di affidarsi all’Asfor (l’Associazione italiana per la Formazione Manageriale). I corsi infatti possono essere accreditati dall’Associazione solo se determinati standard qualitativi vengono rispettati. E non sono moltissimi quelli che riescono ad essere accreditati all’Asfor.
Un’altra pista di valutazione prima di procedere all’iscrizione, può essere la ricerca in rete delle informazioni relative e soprattutto dei forum, in merito all’istituto che si intenderà frequentare.
Ci sono dei corsi che applicano una selezione piuttosto rigida dei candidati, questo potrebbe essere letto come ulteriore elemento di serietà, poichè a differenza di un ente che accetti qualsiasi iscritto (al solo scopo di far cassa), corsi dalle selezioni più scrupolose, danno l’idea implicita che si punti all’eccellenza.
Si può anche verificare che il corso che promette anche uno stage, abbia effettivamente un rapporto di collaborazione con le aziende, semplicemente inviando un mail a qualcuna delle aziende citate.

Master degree

I Master universitari si differenziano dal titolo estero “Master’s Degree”, equivalente a una laurea di secondo livello.
I titoli equipollenti del Master universitario italiano, all’estero sono denominati: First Level Master Degree e Second Level Master Degree.
I Master’s Degree sono di due tipi: Master of Science, per le discipline scientifiche, mediche e ingegneristiche, e Master of Arts per le discipline umanistiche.
Mentre il PhD (Doctor of Philosophy degree) è il corrispettivo estero del dottorato di ricerca. Per accedere al PhD nei Paesi di lingua inglese, è necessario aver conseguito il Master of Philosophy o l’Honour Degree, ambedue dei titoli di ricerca di livello avanzato.

In Italia molti studenti scelgono di conseguire un Master di primo livello dopo la laurea triennale, evitando di iscriversi alla specialistica. Una scelta utile per chi vuole approfondire delle competenze specifiche, ma non opportuna per tutti i tipi di laurea.

Assodato che il master abbia ormai conclamato la propria presenza nella formazione degli studenti, bisogna rimboccarsi le maniche prima di operare scelte di comodo, per vicinanza geografica alla propria abitazione, o per i costi, o magari per simpatia con un docente che si conosce. Va operata una selezione che tenda ad escludere immediatamente quegli enti che sono in odore di “fregatura”, che promettono e mantengono poco.
Per contro, è anche ovvio che ai migliori corsisti, venga riservato “un occhio di riguardo” e con maggiori possibilità vengano aperte le porte dell’assunzione presso le aziende. Questo accade anche per le scuole professionali dove anche lì si promettono aperture certe nel mondo del lavoro, ma poi ne beneficiano realmente solo pochi, tra i migliori.

Il master non deve essere visto come un automatismo all’occupazione, ma piuttosto come un’opportunità di preparazione ulteriore e di affinamento professionale, altrimenti ci si deve predisporre alla possibilità di restare delusi, e anche se tutto ciò potrebbe sembrare lapalissiano, sono molte le testimonianze di coloro che investito denaro e tempo hanno poi dovuto fare i conti con la reatà.

Attenzione ai master truffa. Soggetti privati speculano sul desiderio dei neolaureati di trovare un lavoro (di M. Pomante)