CITTÀ INGABBIATE. LA BELLEZZA CHE DEPERISCE

DI SUSANNA SCHIMPERNA

Abbiamo costruito città proibitive per bambini, invalidi, vecchi, animali, nullatenenti, malati. Dimenticandoci che in queste categorie rientreremo tutti, prima o poi.
Abbiamo ingabbiato le opere del passato e degli artisti, recluso i giardini dietro orride cancellate.
I posti in cui i poveri e i disperati potrebbero rifugiarsi, come i parchi e le chiese, a una certa ora chiudono, si difendono: proprio quando il freddo diventa gelo e l’infelicità può trasformarsi in angoscia.
Incarcerata, la bellezza deperisce. Perde tutto il suo fascino ed è costretta ad abdicare alla sua funzione primaria: darci, anche solo per un momento, un sussulto di gioia, e forse persino contribuire a renderci migliori.
Il problema, come scriveva Claudio Rocchi, è che «forse, nel Dna di qualcuno, le sbarre appaiono sempre e solo restrittive, mentre in quello di altri appaiono rassicuranti», e i secondi sono troppi e troppo potenti. Ma sono malati, e non vanno incoraggiati con l’obbedienza.