GLORIA VIZZINI FUORI DAI 5 STELLE. “NON LO SAPEVO, PREVEDO ELEZIONI”

DI MARINA POMANTE

Gloria Vizzini è la quarta in questa legislatura ad essere espulsa dal M5S.
In un’intervista all’Huffingtonpost risponde ai tanti motivi e al modo in cui il M5s ha proceduto alla sua espulsione.
Racconta che non lo ha saputo direttamente dai vertici, ma è stata chiamata da un cronista dell’Adnkronos che le ha comunicato la notizia.
Gloria Vizzini, è nata nel profondo sud siciliano a Palermo,  nel 1978, ha una laurea in lettere nel cassetto con un dottorato di ricerca in filologia greca e latina, ieri in tarda serata è stata allontanata dal gruppo parlamentare del Movimento.
Il “capo d’imputazione” è: “ripetute violazione dello statuto e del codice etico del Movimento”.

Un pó se lo aspettava e un pó no, aveva deciso di non essere presente alla votazione finale di alcuni provvedimenti targati Lega. E poi ha votato in difformità per la Xylella, una battaglia che il movimento ha sempre portato avanti, ma lei alla fine ha deciso di cambiare idea. Poi, un altro capo d’accusa, riguarda le mancate restituzioni. E lei ha spiegato che non c’è trasparenza sulla destinazione. “È stato istituito un comitato rimborsi e di conseguenza il denaro va in un conto intestato a Di Maio, Patuanelli e D’Uva. A quel punto viene deciso volta per volta dove destinare i soldi, racconta Gloria Vizzini.

Insomma la sua espulsione è arrivata senza che ci fosse un’istruttoria nei suoi confronti.
Un’espulsione decisa a ridosso della votazione del decreto Sicurezza-bis che si terrà fra due settimane. Aveva gia preparato gli emendamenti ma dal capogruppo c’era stata un’intimazione al silenzio e a non provocare la Lega. Racconta che ormai erano ridotti al mutismo e all’immobilismo. E afferma: “io non l’avrei mai votato quel provvedimento. E questa volta non sarei uscita, ma avrei votato No. Punendone due si sono assicurati il silenzio di tutti gli altri.
Sul caso Sea Watch ha risposto di essere dalla parte di Carola e ha detto “Io sto con chi salva vite umane e con chi fa di tutto per non inferocire la gente.

Le viene chiesto se come lei nel M5s ci siano altri dissidenti, risponde che: “Non sono tantissimi. La paura di andare alle elezioni è sempre più forte”.

Nessuno tra gli onorevoli colleghi l’ha chiamata. Solo qualche collega della Camera e De Falco. Qualcuno di loro le ha espresso solidarietà e qualcuno si è lasciato andare: “Finalmente ti sei liberata”.
Non si dimetterà, né lascerà il Parlamento
e andrà al gruppo misto.
Non si dimetterà dice, perché: “Sarei sostituita da uno yesman che accetterebbe ogni cosa che dice Salvini».

Nel 2018 aveva deciso di candidarsi, credeva nella possibilità e nella speranza di un vero cambiamento. Lei che crede nelle istituzioni è un’insegnante di latino e greco alle scuole medie superiori.
Ma è la risposta alla domanda, se ritiene che con questo governo i 5stelle stiano tradendo i loro principi, che fa riflettere: “Sì, assolutamente. Il Movimento sta abbandonando le battaglie di un tempo. Ma l’errore più grave è appiattirsi su Salvini.

E prosegue dicendo che paradossalmente sarebbe stata più consona l’alleanza con il Pd.
“Con il senno di poi, sì. Ricordo benissimo le parole di Di Maio in Assemblea:  “Fidatevi di me, io parlo con Matteo Salvini e ci vado d’accordo”. Da subito però abbiamo capito che c’è stata una totale sottomissione. Il caso dell’immunità sulla Diciotti è stato il punto di non ritorno”.
Domande e risposte a raffica. Domande che sono come pietre e risposte che hanno lo stesso peso e arrivano come macigni.
Le si chiede chi comanda il M5s e lei risponde: “Comandano in due: Casaleggio e Di Maio”.

Le viene chiesto dal giornalista dell’Huffingtonpost chi avrebbe deciso la sua espulsione, e lei ha risposto di aver letto che: “l’ha decisa Di Maio. So che c’è stata una riunione venerdì. Un tempo ci sarebbe stata una votazione sul blog…”
L’intervista si chiude con una domanda diretta: “il 26 maggio Di Maio era stato messo in discussione. Poi c’è stata una frenata. È stato un errore non prevedere un cambio di linea e di leadership?

Gloria Vizzini ha risposto diretta, senza fronzoli: “Il leader aveva le sue responsabilità, la scelta dei ministri, la linea politica da seguire.
E ha chiuso raccontando un aneddoto:
“Addirittura una volta per l’emendamento sul revenge porn, siamo stati bloccati per sei ore perché Di Maio era negli Stati Uniti. Si parlava di rimpasto e non c’è stato. E alla fine sono stati puniti solo due peones di provincia”.