LAURA NON C’È PIÙ. PECCATO, NON HO CAPITO IL SUO DRAMMA

DI CLAUDIA SABA

Tutto risolto. Per ora.
Qualcuno si lecca le dita, felice che qualcun altro invece stia rosicando.
Andata anche questa.
Fino alla prossima ondata di botta e risposta tra persone adulte che vivono solo di ripicche e rivincite come bambini capricciosi.
“Ho vinto io, hai visto?”
Ma cosa abbiamo vinto realmente?
Perché intorno a noi, intanto, si continua a morire di morte vera, di suicidi, di persone che ogni giorno di più perdono la spensieratezza del vivere.
Si muore così.
Insoddisfazione, vuoto spirituale, solitudine.
Di un male sempre più frequente.
Il male dell’anima.
Ci riempiamo la bocca di buoni propositi verso chi è lontano e allo stesso tempo, abbiamo smesso di preoccuparci di chi sommessamente ci chiede una mano da vicino.
Di chi sta al nostro fianco ogni giorno.
I suicidi non si contano più.
In Italia e nel mondo.
Nella nostra più completa indifferenza.
Laura si è tolta la vita senza troppo clamore.
Nella mia città.
Qualche giorno fa ha preso la sua auto ed è corsa via verso il mare.
Fino al Circeo.
Sotto uno splendido cielo illuminato dal sole.
È salita su fino al promontorio più alto della Maga che nonostante le sue mille magie, non è riuscita a farne una per fermarla.
Ha parcheggiato l’auto e poi si è arrampicata sull’antenna di un ripetitore.
Si è voltata verso il mare e si è lasciata cadere nel vuoto.
Laura aveva 53 anni e due figli ancora adolescenti.
Quanto sarà stato grande quel male dentro la sua anima?
Enorme!
Perché due figli non li lascerebbe mai nessuno a cuor leggero.
E allora c’è qualcosa di terribile che deve essersi insinuato nel cuore, nella testa, nell’anima di Laura.
Qualcosa di lacerante che le ha impedito di pensare.
Qualcosa che le ha tolto la capacità di “sentire” l’ansia, il dolore, la sofferenza che avrebbero provato le sue figlie dopo la sua morte.
Laura se ne è andata e non sapremo mai perché.
Forse perché nessuno l’ha mai ascoltata ne’ ha mai avvertito quel suo isolarsi sempre più in se’ stessa.
Abbiamo continuato a parlare tra noi senza guardarci più negli occhi.
Senza vedere quella smorfia sul volto dell’altro che si allontanava sempre più dalle nostre parole.
Magari in attesa di un nostro semplice gesto, di un sorriso complice, di un silenzio empatico.
Di un cenno da parte nostra che invece, imperterriti, abbiamo continuato a parlare dei problemi del mondo, della inadeguatezza di troppi, di guerre da stanare e di una pace che non abbiamo ancora saputo costruire.
Ma noi, abbiamo smesso di guardare la gente comune che combatte ogni giorno la propria guerra.
E Laura non c’è più.
Se ne è andata via da tutto questo.
Abitava nella mia città, a un passo da me.
E non ho mai capito la sua disperazione.
Non le ho mai chiesto di prendere insieme un caffè.
Non le ho mai augurato una buona giornata quando ne aveva bisogno.
E lei se ne è andata.
Perché un mondo che non si è mai occupato di lei, che non le ha teso una mano quando ne aveva più bisogno, non merita più la sua presenza.